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Centro di Psicoterapia Scaligero

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CHI È LO PSICHIATRA E COSA FA?

Pubblicato il Febbraio 11, 2026 da michela pinton
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Salve a tutti, in questi ultimi video ho cercato di fare chiarezza sui ruoli delle diverse figure professionali che ruotano intorno alla medicina e alla psicologia: lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra. Oggi vi parlerò dello psichiatra e delle differenze con lo psicologo/psicoterapeuta.

Lo psichiatra è un laureato in medicina e chirurgia con specializzazione post lauream in psichiatria. Il medico specialista in psichiatria è anche abilitato – previa annotazione in apposito elenco presso il proprio ordine – all’esercizio della psicoterapia.

Si occupa della diagnosi, trattamento e prevenzione dei disturbi mentali, emotivi e comportamentali, di psicopatologia in generale, che può spaziare dai disturbi d’ansia e depressione ai disturbi di personalità e psicotici.

Prima di tutto è un medico e quindi può prescrivere farmaci generici e/o psicofarmaci e richiedere e valutare esami clinici. Può anche integrare la terapia con colloqui psichiatrici o psicoterapici unendo competenze biologiche e psicologiche per valutare la persona nel suo complesso.

Quali sono le differenze con lo psicologo/psicoterapeuta e gli altri medici?

A differenza degli altri medici e degli psicologi/psicoterapeuti può esercitare la psicoterapia senza ottenere una specializzazione specifica e a differenza degli psicologi e degli psicoterapeuti con laurea in psicologia, come gli altri medici può prescrivere farmaci.

Nella gestione dei casi complessi può collaborare con psicologi/psicoterapeuti per un approccio integrato che combini il trattamento farmacologico con la psicoterapia.

Quando rivolgersi a uno psichiatra?

Quando si soffre di un disagio psichico che compromette la qualità della vita e serve un supporto farmacologico e/o psicoterapeutico.

Spero di aver fatto chiarezza sul ruolo dello psichiatra e sugli altri professionisti del settore medicina e psicologia. Ci vediamo presto con dei nuovi video e come sempre….restate connessi!!!

Dr.ssa Michela Pinton

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CHI È LO PSICOLOGO E COSA FA?

Pubblicato il Gennaio 30, 2026 da michela pinton
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Salve a tutti, in questo video e nei prossimi cercherò di fare chiarezza sui ruoli delle diverse figure professionali che ruotano intorno alla medicina e alla psicologia: lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra. Queste informazioni possono essere utili per sapere a chi rivolgersi se si soffre di ansia o non solo.

Secondo una “Indagine di mercato sulla psicologia professionale in Italia” del 2015 lo psicologo è stato definito come un professionista privato, “specialista della mente” con un lungo background formativo, al quale ci si rivolge per risolvere un problema di natura emotivo-mentale.

Lo psicologo viene inoltre considerato più affidabile, preparato, professionale ed efficace rispetto ad altre figure professionali che operano nello stesso settore.

Arriviamo quindi alla definizione corretta di psicologo: è un professionista che ha conseguito una laurea quinquennale in psicologia, ha svolto un tirocinio, è stato abilitato alla professione ed è iscritto all’albo degli psicologi. Si occupa di promuovere il benessere psicologico, di prevenire disagi, di effettuare valutazioni psicologiche e diagnosi, di fornire supporto, di abilitazione e riabilitazione, di consulenza e formazione. Rivolge il suo servizio a individui, coppie, famiglie, gruppi e organizzazioni.

Mi preme quindi sottolineare che lo psicologo non si occupa solo di problemi o disturbi mentali ma può, anzi deve essere promotore di benessere e salute mentale. È bene sapere che ci si può rivolgere ad uno psicologo anche solo per migliorare e crescere da un punto di vista emotivo, relazionale e cognitivo, per migliorare la qualità della propria vita e/o aumentare la consapevolezza di sé stessi o favorire la propria trasformazione.

Spero di aver spiegato in modo chiaro il ruolo dello psicologo. Nel prossimo video vi parlerò del ruolo dello psicoterapeuta e in cosa differisce dallo psicologo. A presto …. e restate connessi!!!

Dr.ssa Michela Pinton

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COME RICONOSCERE IL DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO E COSA FARE?

Pubblicato il Gennaio 14, 2026 da michela pinton
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Salve a tutti e bentornati dopo la pausa per le festività natalizie.

Come promesso riprendiamo i video sul tema dell’ansia. Prima delle feste avevamo cominciato a parlare del disturbo ossessivo compulsivo. Oggi vi propongo uno stralcio di una mia vecchia intervista in cui vi spiego come riconoscere se si è affetti dal DOC e cosa fare nell’eventualità.

Come si può capire se si è affetti da DOC?

Se ricordate dai miei post precedenti, ossessioni e compulsioni sono le caratteristiche principali di questo disturbo. Pensieri intrusivi come “Avrò chiuso il gas o la porta di casa?!” sono comuni a tutti, così come può capitare a chiunque di ripercorrere mentalmente le proprie azione o tornare a controllare. La differenza tra chi soffre di DOC e chi no è che ne soffre viene colpito da emozioni come ansia, angoscia, colpa molto intense all’idea di poter essere responsabili di un evento catastrofico e di conseguenza passano molto tempo, fino a diverse ore della giornata, cercando di risolvere i propri dubbi e facendo controlli ripetuti.

Ne potete dedurre che le forti emozioni e la quantità di tempo speso tra ossessioni e compulsioni possono essere indicatori utili per ipotizzare un DOC.

Che fare allora se si pensa di soffrire di DOC?

Per prima cosa ci si può rivolgere ad uno psicologo/psicoterapeuta che possa fare una valutazione diagnostica e confermare o meno il disturbo. Nel caso la diagnosi dovesse essere confermata può essere utile intraprendere un percorso di psicoterapia e/o una terapia farmacologica rivolgendosi ad un medico/psichiatra.

Al momento l’approccio terapeutico che risulta più efficace per il trattamento del DOC e la psicoterapia cognitivo comportamentale ma di questa vi parlerò meglio nel mio prossimo video. A presto allora e ….restate connessi!!!

Dr.ssa Michela Pinton

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DISTURBO D’ANSIA? A CHI RIVOLEGERSI?

Pubblicato il Settembre 9, 2025 da michela pinton
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Salve a tutti,

come promesso dopo una breve pausa estiva ritorno a parlarvi d’ansia e da questo momento in poi ci concentreremo principalmente sul trattamento dei vari disturbi d’ansia.

Vi ricordate un mio post di qualche tempo fa in cui vi ho spiegato quando l’ansia può diventare un problema? Se non lo ricordate, andate a cercarlo e leggetelo. Molto sinteticamente l’emozione ansia diventa patologica quando si presenta con una durata, frequenza e intensità superiori rispetto alle altre emozioni oppure è eccessiva e incongrua rispetto all’episodio che l’ha elicitata.

Vi ricordo inoltre che per ipotizzare un disturbo d’ansia il problema deve presentarsi per più di sei mesi.

Che fare quindi se ci si trova a vivere un caso simile e si sospetta di essere affetti da un disturbo d’ansia? A chi ci si può rivolgere?

I professionisti a cui è possibile rivolgersi sono diversi ma ognuno ha delle caratteristiche e funzioni diverse. Vediamo insieme quali.

  1. MEDICO DI BASE = può essere utile per una prima valutazione e per un consiglio rispetto ad uno specialista a cui essere indirizzati. Il medico di base può anche prescrivere dei farmaci ma lo psichiatra ha una formazione più specifica su questo tipo di patologie e sugli psicofarmaci;
  2. PSICHIATRA = è un medico specializzato nella diagnosi e nel trattamento dei disturbi mentali. Lo psichiatra può indicare e prescrivere una terapia farmacologica adatta e/o suggerire un percorso di psicoterapia. Alcuni psichiatri hanno conseguito anche la specializzazione in psicoterapia;
  3. PSICOLOGO E/O PSICOTERAPEUTA = sono entrambi professionisti che possono fare una valutazione diagnostica sia attraverso il colloquio psicologico che attraverso l’uso di test specifici. Possono aiutare a comprendere le cause e i sintomi disturbi mentali. Solo lo psicoterapeuta è però specializzato nel trattamento delle varie psicopatologie attraverso l’uso di strategie e tecniche psicoterapiche di vario tipo.

E’ importante tener presente che un approccio combinato, che integri psicoterapia e farmaci, risulta spesso il più efficace. 

Per oggi mi fermo a queste prime semplici indicazioni. Nei prossimi post entrerò sempre più nei dettagli del trattamento dei disturbi d’ansia.

A presto allora e ……restate connessi!!!

Dr.ssa michela Pinton

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ANSIA: PROBLEMA TRANSITORIO O DISTURBO MENTALE?

Pubblicato il Luglio 3, 2024 da michela pinton
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Salve a tutti,

continua la rassegna di video sul tema dell’ansia. Oggi cercheremo di capire quando l’ansia può essere un problema transitorio o un vero e proprio disturbo psicopatologico.

In un precedente video vi ho piegato che l’ansia può diventare un problema quando si manifesta con troppa frequenza, lunga durata, alta intensità o in modo sproporzionato rispetto all’evento che l’ha elicitata. Tuttavia se tutto questo si verifica per qualche giorno, settimana o mese e poi rientra nella norma allora si tratta solo di un problema transitorio.

Si tratta invece di un vero e proprio disturbo d’ansia quando sono presenti le seguenti caratteristiche:

1. L’ansia si presenta con maggiore frequenza, durata e intensità per più di sei mesi consecutivi;

2. L’ansia invalida uno o più ambiti della vita della persona (lavorativo, familiare, relazionale….).

Considerando questi aspetti è possibile fare una prima valutazione per stabilire se si sta manifestando un disturbo d’ansia o solo un problema transitorio. In ogni caso il mio consiglio è di rivolgersi ad un professionista, psicologo o psicoterapeuta, che possa fare una vera e propria valutazione diagnostica.

A presto con un nuovo video sull’ansia e come sempre…..restate connessi!!!

Dr.ssa Michela Pinton

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La psicologa risponde. Argomento: la separazione dei genitori.

Pubblicato il Febbraio 6, 2019 da michela pinton
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Ciao a tutti, qualche giorno fa vi ho chiesto consiglio rispetto ad alcuni temi da trattare nell’ambito di incontri con i genitori e vi ringrazio per le numerose risposte che mi sono arrivate. Dato che, tra i vari argomenti, mi avete proposto questo titolo, “gli effetti traumatici sui figli della separazione tra genitori”, vi propongo la risposta che avevo dato ad una mail di un padre preoccupato per questo motivo, come primo spunto di riflessione sull’argomento. Buona lettura.

“Sono giunto alla conclusione di una separazione con mia moglie ma il mio problema è dirlo ai figli, la più grande ha 10 anni e ha bisogno di una spiegazione. Come devo dirle questo … non so dobbiamo spiegarlo insieme o la prendo in disparte? MI CONSIGLI grazie”

Caro papà, è necessario che parli con i suoi figli con chiarezza e sincerità, nel modo più semplice che può, e spiegando loro la situazione. Se i rapporti con sua moglie lo consentono sarebbe ancora meglio se lo faceste insieme, dimostrando quindi che questa è una decisione che avete concordato insieme. Ricordi che anche se sono bambini vedono, sentono ed hanno emozioni e pensieri esattamente come noi adulti, possono capire molto più di quanto noi immaginiamo ma hanno più bisogno del nostro aiuto per gestire le situazioni difficili. Non complichi quindi la situazione inventando scuse o facendo finta che non stia succedendo niente, anche se pensa di farlo per il loro bene. Presto o tardi la verità salterebbe agli occhi e a quel punto i suoi figli potrebbero sentirsi anche traditi da un papà che non è stato sincero con loro. Se poi comunque emergessero dei problemi di adattamento al nuovo assetto familiare, sappia che può sempre contattarmi. Auguro buona fortuna a lei e ai suoi figli. Dr.ssa Michela Pinton

Pubblicato in genitori, infanzia e adolescenza, psicologia, psicologo, separazione dei genitori, Uncategorized | Contrassegnato infanzia e adolescenza, psicologia, psicologo, separazione dei genitori | Lascia una risposta

I 6 e + motivi per cui gli adolescenti non accedono ai servizi a loro dedicati. (Parte 2)

Pubblicato il Gennaio 14, 2019 da michela pinton
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adolescenti

Nell’ambito del Convegno “I giovani e i disagi della sessualità” di qualche mese fa, un medico di base ha elencato le difficoltà che incontra quotidianamente nel tentare di occuparsi della fascia di età adolescenziale e mi sono resa conto che sono circa le stesse difficoltà che incontro io come psicoterapeuta.

Nel mio post precedente ho elencato i motivi per cui difficilmente un adolescente accede ai servizi a lui dedicati. Oggi proverò a dare qualche informazione e qualche spunto di riflessione nel tentativo di abbattere qualcuno di quegli ostacoli di cui sopra.

Mi rivolgo proprio a te ragazzo o ragazza, nella speranza che riuscirai a leggermi:

  1. ricordati che puoi chiedere un colloquio privato con un medico o con uno psicologo/psicoterapeuta, senza la presenza dei tuoi genitori. I tuoi genitori devono essere informati della tua scelta ma non dei contenuti del colloquio. Hai diritto come gli adulti ad essere tutelato per la tua privacy e ad essere informato sullo stato della tua salute. Questa garanzia ti dovrebbe consentire di aprirti e parlare liberamente di tutto ciò che ti interessa o ti preoccupa;
  2. è vero che puoi avere difficoltà a raggiungere il mio studio, specie se abiti lontano e se i tuoi genitori non sono sempre disponibili ad accompagnarti ma possiamo trovare insieme il momento migliore per vederci ed usare i mezzi pubblici, la bici o il motorino può essere un’occasione per crescere in autonomia e indipendenza;
  3. tu sei un ragazzo/a e io un’adulta e quindi potremmo avere gusti e modi di pensare diversi ma credo che dal confronto possa sempre nascere qualcosa di buono e che si possa imparare gli uni dagli altri, l’importante è tenere aperta la nostra mente. Io cercherò di farlo sempre con te, così come cerco sempre di tenermi aggiornata sugli interessi e sulle mode del momento di voi ragazzi;
  4. cercherò anche di parlare la tua lingua, di farmi comprendere da te, evitando termini tecnici ma se mi sfuggisse qualcosa puoi sempre segnalarmelo e chiedermi una spiegazione. Sarò sempre disponibile a spiegarmi meglio;
  5. lo so che alla tua età la vita corre ai 100 all’ora e vorresti risolvere qualunque tuo problema in pochissimo tempo, magari in una sola seduta. Credimi che vorrei poterlo fare ma non ho la bacchetta magica e non leggo nel pensiero. Io cercherò di fare il meglio che posso con gli strumenti che ho ma sarà molto utile il tuo aiuto. Più riusciremo a parlare, a comprenderci e a lavorare in sinergia, prima troveremo una soluzione. La tua collaborazione è quindi fondamentale;
  6. i costi dei colloqui con me non sono a carico tuo ma dei tuoi genitori e quindi entrambi dipendiamo dalle loro possibilità e disponibilità. Ciò significa che entrambi dovremmo impegnarci per sfruttare al meglio le risorse e il tempo che abbiamo a disposizione e in caso di particolari problemi economici sono sempre disponibile a cercare un punto d’incontro;
  7. se posso convenire con te che un colloquio con uno psicologo può indicare la presenza di un problema, questo non significa che si tratti necessariamente di qualcosa di grave. Ho bisogno di vederti e di parlare con te per capire se un problema esiste davvero o è solo un fase di passaggio un po’ complicata. E se un problema c’è, è importante capire che significato gli dai tu. Non è che forse lo ingigantisci un po’ questo problema? Non è che hai solo paura di essere giudicato? E se il giudizio fosse solo nella tua testa? Se credessi tu stesso di avere un grave problema, qualcosa che non si può risolvere e ne avessi così tanta paura da negarlo e rifiutare di parlarne nell’illusione che scompaia da solo?

Chiudo questo post lasciandoti riflettere su queste ultime domande e se tu o chi ti sta vicino volesse chiedermi qualcosa, sappi che lo puoi fare sia in privato che scrivendo su questa pagina. Cercherò di rispondere nel più breve tempo possibile. Aggiungo solo un’ultima considerazione. Se pensi di chiedere aiuto agli amici, prima di tutto affida le tue preoccupazioni solo ai veri amici e poi ricordati che gli amici che hai probabilmente sono ragazzi della tua età o giù di lì, che possono ascoltarti, starti vicino e a loro modo sostenerti, ma che possono anche non sapere come aiutarti nel modo migliore perché non hanno le conoscenze e l’esperienza che ha un professionista. Quindi se pensi di avere un problema ed entro un certo tempo da solo o con gli amici non ne vieni fuori prova a pensare ad un’alternativa. Le persone che possono darti una mano ci sono. Io sono qua!

 

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Pregiudizio 10: Ah….sei uno psicologo!

Pubblicato il Dicembre 1, 2018 da michela pinton
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10 pregiudizi psicologo

Chiudiamo in bellezza con la saga dei pregiudizi sullo psicologo. Spero di strapparvi qualche risata con un paio di aneddoti che mi sono realmente accaduti.

Aneddoto 1: “Ah…sei una psicologa?! …..Allora mi stai analizzando?! (con tono tra l’ironico, l’incuriosito ma anche l’intimorito) ……Che cosa hai capito di me???”  Secondo voi queste domande dove e quando mi vengono poste??? Di solito capita quando sono a cena fuori, ad un aperitivo, ad un concerto o con gli amici in qualche locale di sera. Capita di fare qualche conoscenza nuova, si scambiano i primi convenevoli tra cui “che lavoro fai?” e BAM, arriva la sequenza di domande di cui sopra. Ora la faccio io una domanda: “Ma secondo voi, ad una cena, ad un aperitivo, ad uno spettacolo, ad un concerto, io non ho niente di meglio da fare che stare ad analizzare tutti i presenti??? Chi fa lo psicologo, lo fa 24 ore al giorno, ovunque, comunque e con chiunque??? Se pensate di sì, mi spiegate per quale motivo? Perché non dovrei godermi una serata di relax ed evasione come tutti e stare invece impegnata a scrutare la mente dei presenti?” Vedete il mio non è un hobby, è un lavoro e non è neanche un lavoro facile. La mia giornata lavorativa consiste nel parlare con diverse persone che hanno dei problemi, piccoli o grandi che siano, ed essere capace di sostenerle, guidarle, farmi carico dei loro problemi. E’ un lavoro che certamente mi appassiona, bellissimo e molto interessante perché mi permette di imparare tante cose e di aiutare veramente gli altri ma dopo una giornata così la mia mente ha bisogno di evadere e ricaricarsi. Fa parte dell’autodisciplina dello psicologo sapere quando e quanto spendersi per gli altri e quando staccare. Saper dosare le proprie energie è importante per se stessi ma anche per gli altri, per far bene il proprio lavoro. Ecco perché nel tempo libero smetto i panni della psicologa e sono solo me stessa, ecco perché di solito rispondo “mi spiace ma il mio cervello adesso è spento”. E pensate che alcuni miei colleghi non dicono neanche che lavoro fanno pur di evitare certe domande!

Aneddoto 2: “Ah…sei una psicologa?! Sai stanotte ho fatto un sogno. Mi dici che cosa significa?”. In questi casi di solito mi sento in grande imbarazzo perché non so mai come spiegare che non interpreto i sogni. Quando ho provato a dire che nella psicologia ci sono diversi approcci e che non tutti usano l’interpretazione dei sogni e così neanche io, la faccia di chi mi stava di fronte esprimeva una sorta di delusione mista ad incredulità. A volte ho avuto l’impressione che qualcuno se la prendesse un po’ con me, convinto che non lo volessi ascoltare. Non è così, è che proprio l’interpretazione dei sogni non è una mia competenza. Ci sono miei colleghi che la sanno fare, gli psicoanalisti sono molto ferrati in materia di sogni. Io invece mi occupo di quello che le persone fanno, pensano e sentono da svegli. Si parla appunto di approcci diversi della stessa professione. Ciò non significa che non creda che i sogni siano un aspetto interessante della mente umana, che in qualche modo mi piace approfondire e studiare, solo che nella mia pratica lavorativa di solito non sono contemplati. Mi spiace se ciò delude qualcuno, comunque ricordare questo aneddoto mi ha fatto venire voglia di andarmi a rileggere “L’interpretazioni dei sogni” di Freud!

Tra il serio e il faceto siamo quindi giunti alla fine della saga dei pregiudizi sullo psicologo. Spero che questi miei scritti siano serviti a chiarire meglio gli aspetti principali di questa professione. Ma non è finita qui. La prossima settimana si riparte con un nuovo argomento. Stay tuned!

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Pregiudizio 9: Perchè rivolgersi ad uno psicologo posso parlare con un amico?

Pubblicato il Novembre 28, 2018 da michela pinton
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10 pregiudizi psicologo

Siamo quasi giunti alla fine della saga dei pregiudizi e bisogna ammettere che capita di sentire anche questo. Se fosse vero che un amico può risolvere ogni nostro problema, la professione di psicologo non dovrebbe esistere perché la maggioranza delle persone ha almeno un amico. Evidentemente avere degli amici non è una condizione sufficiente per risolvere i propri problemi. Scopriamo perché.

Secondo voi, le persone che oggi si rivolgono ad uno psicologo non hanno amici che li possano aiutare? In attesa della vostra risposta, vi posso dire che le persone che conosco hanno amici, anche i miei pazienti hanno degli amici. Se la maggioranza delle persone ha degli amici con cui parlare, allora a cosa servono gli psicologi? Immagino che un’obiezione potrebbe essere: “può succedere che una persona non se la senta di confidarsi con un amico e chiedere aiuto per un suo problema”. Se le cose stanno così, significa che ci sono dei problemi che le persone non si sentono di poter confidare agli amici o per i quali ritengono che il parere di un amico non sia sufficiente. Se questo accade forse significa che rivolgersi ad uno psicologo è diverso che rivolgersi a chiunque altro.

Che cosa allora differenzia lo psicologo dall’amico?

Prima di tutto le sue conoscenze rispetto al funzionamento della mente e rispetto alla psicopatologia (disturbi mentali). Ho già scritto più volte sul lungo percorso formativo degli psicologi. Questo tipo di conoscenze specifiche non sono comuni a tutti, ma le possiede solo chi ha studiato la materia.

Secondo punto, non meno importante, lo psicologo non ha alcun legame di tipo affettivo con il paziente a differenza dell’amico. Questa distanza relazionale permette allo psicologo una visione più obiettiva e priva di giudizi sul paziente e sul suo problema e gli dà la possibilità di porsi come guida sicura e autorevole. I veri amici, quelli che parlano di tutto e sono sempre vicini, sono legati da un profondo affetto che li porta a stare sempre dalla stessa parte e quindi a vedere le cose dallo stesso punto di vista. Anche quando hanno opinioni diverse, alla fine stanno dalla stessa parte perché il legame affettivo è più forte di qualsiasi divergenza. Per il bene dell’altro o per paura di rovinare il rapporto ci si schiera sempre dalla stessa parte. Questo comportamento però tende a ridurre le prospettive e diventa più difficile trovare delle soluzioni. Ma in fondo è giusto così, è giusto che l’amico faccia l’amico, che sia colui che ti sta vicino nel bene e nel male, colui che ti sostiene e sta dalla tua parte sempre.

Nella mia vita quotidiana verifico ogni giorno la differenza tra l’essere amica e l’essere una psicologa. Il mio modo di comportarmi è molto diverso in un caso e nell’altro. Quello che faccio nella mia professione ho provato a spiegarlo in alcuni post precedenti. Nella mia vita privata può capitare che mi venga chiesto un consiglio o un parere più professionale, ma anche se ci provo, di solito non funziona mai: in alcuni casi perché le mie emozioni e i miei sentimenti non mi permettono di essere obiettiva e in altri casi perché come amica il mio parere non ha la stessa valenza. Questo spiega perché esiste un codice etico per gli psicologi secondo cui non ci si può occupare professionalmente di parenti e/o persone che si conoscono personalmente. Regola saggia, che ne pensate?

Mi farà piacere se qualcuno vorrà argomentare questo post o porre delle domande e nel frattempo saluto tutti e vi rimando al 10° e ultimo pregiudizio.

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Pregiudizio 8: Lo psicologo costa troppo!

Pubblicato il Novembre 24, 2018 da michela pinton
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10 pregiudizi psicologo

Questo è un pregiudizio che, ahimè, viene mosso alla categoria degli psicologi ancora con frequenza. Se si pensa che lo psicologo costi troppo significa che si hanno in mente dei termini di paragone con altre professioni e allora facciamoli questi confronti e verifichiamo come stanno realmente le cose.

Si diventa psicologi abilitati alla professione con una laurea quinquennale, un anno di tirocinio post lauream e un esame di stato. Più o meno lo stesso tipo di percorso che sostengono altri professionisti come i medici, gli ingegneri e gli avvocati.  Se lo desidera, uno psicologo può proseguire la sua formazione attraverso corsi, master e scuole di specializzazione che durano da 1 a 4 anni dopo la laurea. Quindi uno psicologo è un professionista con un percorso formativo che varia tra i 5 e i 10 anni e che si occupa di servizi alla persona, al gruppo o alla comunità. E’ quindi un professionista che si può paragonare alle figure professionali di cui sopra. Vogliamo fare quindi un confronto di costi tra un medico, un dentista, un avvocato, un commercialista, un notaio, un ingegnere e uno psicologo? Ovviamente questo tipo di confronto bisogna farlo in ambito privato, perché nel pubblico il sistema di retribuzione è diverso.

A questo punto mi trovo un attimo in impasse perché bisognerebbe capire da chi afferma che lo psicologo costa troppo, quanto ha pagato una seduta e se effettivamente gli è costata di più rispetto ad un colloquio con un altro dei professionisti citati. Spero che qualcuno vorrà raccontare la sua esperienza, ma in linea di massima ho voluto fare questi paragoni perché credo che il punto sia un altro. Ho l’impressione che a livello pubblico la professione dello psicologo sia ancora considerata in qualche modo inferiore rispetto ad esempio ad un medico o ad un avvocato e che per questo motivo si reputi che dovrebbe essere pagato di meno. Eppure non ne capisco il motivo visto che gli anni di studio, il livello di conoscenze e competenze acquisite e l’esperienza sono confrontabili nei diversi lavori, ciò che cambia è solo l’ambito. Mi viene inoltre il dubbio che questa convinzione si leghi al fatto che lo psicologo non è ancora considerato come una figura necessaria per la salute e il benessere delle persone. Di questo aspetto in particolare ho già scritto in un mio precedente post sul ruolo dello psicologo, che potete andare a consultare.

Per fare infine un po’ di chiarezza su questo argomento posso precisare che i prezzi di una seduta con uno psicologo sono variabili per tanti motivi ma in alcuni casi si tratta di cifre assolutamente abbordabili mentre in altri superiori. Tali differenze sono dovute ad una serie di fattori che provo ad elencarvi: zona in cui si eroga il servizio (ci sono differenze per esempio tra nord e sud Italia e tra città e paesi di provincia), psicologo o psicoterapeuta (il secondo ha un livello di formazione maggiore e maggiori competenze per cui può avere un tariffario più alto), anni di esperienza (chi lavora da più tempo, di solito, ha un tariffario maggiore rispetto a chi ha appena cominciato a lavorare), grado di riconoscimento da parte del pubblico (chi viene riconosciuto come più esperto in un certo ambito può avere un tariffario più alto), tipo di prestazione richiesta (una semplice consulenza può avere costi diversi da una terapia) e molti altri fattori ancora. Aggiungo poi che forse non tutti sanno che gli psicologi, appartenendo ad un Ordine, sono regolati rispetto al loro tariffario e che è possibile consultarlo sui siti internet. Per il Veneto per esempio il sito in cui potete trovare queste informazioni è: www.ordinepsicologiveneto.it. Penso che la possibilità di accedere liberamente a questa informazione dipanerà ogni dubbio perché ognuno potrà verificare se la cifra che gli è stata richiesta è in linea che la regolamentazione vigente.

Io credo che se consulterete il tariffario in vigore avrete una gradita sorpresa e forse vi ricrederete sulla categoria degli psicologi. A presto con un altro pregiudizio e buon week end!

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