AGGIORNAMENTO BONUS PSICOLOGO E PROSSIMI PASSI

Salve a tutti,

come sapete cerco sempre di tenervi aggiornati rispetto al Bonus Psicologo in modo che chi ne avesse fatto richiesta possa essere informato tempestivamente sui passi da fare per poterne usufruire.

L’INPS ha pubblicato nell’area riservata le graduatorie definitive dei beneficiari del Bonus Psicologo 2025, suddivise per Regioni, ma per poterne usufruire è importante tener presente alcune scadenze importanti:

  1. I beneficiari potranno cominciare ad utilizzare il contributo a partire dal 5 dicembre 2025 e hanno a disposizione 270 giorni per esaurire il credito.
  2. Chi non effettua almeno una seduta entro 60 giorni dalla pubblicazione della graduatoria decade dal beneficio (che verrà assegnato a qualcun altro scorrendo la graduatoria).
  3. Il/la professionista a cui ci si sarà rivolti dovrà confermare tempestivamente la prima seduta.
  4. Si potrà iniziare un percorso di psicoterapia solo con i professionisti iscritti negli elenchi dell’INPS. A tal proposito vi informo che sono una psicoterapeuta aderente al Bonus Psicologo e che sono iscritta nella lista dei professionisti per la regione Veneto. Se aveste necessità potete quindi contattarmi per avere maggiori informazioni o per prenotare la prima seduta.

Vi ricordo che il rimborso (fino a 50 € a seduta) viene erogato direttamente al/alla professionista secondo le modalità indicate e non ai beneficiari.

Vi lascio in sovraimpressione il link dove potrete consultare nell’area riservata le graduatorie: www.inps.it

Spero che queste informazioni vi possano essere utili. Noi ci rivediamo presto con i consueti video sul tema dell’ansia e nel frattempo ….. restate connessi!!!

Dr.ssa Michela Pinton

IL TRATTAMENTO DEI DISTURBI D’ANSIA SECONDO LA TCC (Part.2)

Salve a tutti,

come vi ho spiegato nei miei precedenti video, la Terapia Cognitivo Comportamentale si è dimostrata ampiamente valida per il trattamento dei disturbi d’ansia, tanto da essere introdotta nelle linee guida internazionali.

Secondo le linee guida internazionali NICE e APA, il trattamento dei disturbi d’ansia dovrebbe contemplare cinque fasi o tipi d’intervento e la TCC le applica tutte. La scorsa settimana vi ho presentato i primi due e oggi proverò a descrivere i tre punti cardine restanti:

  1. Eliminazione dei comportamenti di controllo = i comportamenti di controllo sono tutte le azioni messe in atto per prevenire gli eventi temuti e possono essere talmente abituali da risultare automatici. Alcuni esempi sono l’evitamento e i comportamenti protettivi. Tali comportamenti hanno costi molto alti e condizionano la vita dei pazienti, per questo motivo vanno eliminati o sostituiti con altri più adattivi e funzionali;
  2. Ristrutturazione cognitiva = si identificano e si mettono in discussione i pensieri che mantengono la sintomatologia ansiosa come ad esempio i pensieri catastrofici e si favorisce la formulazione di interpretazioni alternative;
  3. Prevenzione delle ricadute = il paziente rielabora e trascrive quanto appreso durante il percorso terapeutico. Inoltre paziente e terapeuta ipotizzano possibili scenari futuri in cui potrebbe riattivarsi l’ansia e pianificano metodi di gestione e prevenzione, tra cui l’adozione di un stile di vita che tenga bassi i livelli di ansia e stress.

Credo di aver dato sufficienti informazioni in merito al trattamento dei disturbi d’ansia secondo la TCC. Vi informo che anch’io nella pratica clinica prediligo questo approccio terapeutico, integrandolo con altri di cui vi ho già parlato. Pertanto se vi servissero altre informazioni o se voleste iniziare un percorso, resto a vostra disposizione. A presto allora e restate connessi!!!

Dr.ssa Michela Pinton

ACCEPTANCE AND COMMITMENT THERAPY (ACT): UNA TERAPIA DI TERZA ONDA

Salve a tutti,

oggi vi presento un’altra terapia di terza onda evidence-based, ovvero di comprovata efficacia, che può essere utilizzata per il trattamento dei disturbi d’ansia: l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT).

L’ACT è una forma di psicoterapia all’interno della cornice comportamentista e contestualista funzionale. Steven C. Hayes l’ha sviluppata nel 1982 al fine di creare un approccio misto. È un intervento psicologico che promuove la flessibilità psicologica, aiutando le persone ad accettare le proprie esperienze interiori dolorose invece di combatterle, e a impegnarsi in azioni significative in linea con i propri valori personali, per costruire una vita più ricca e appagante. In sintesi, l’ACT non mira alla diretta modificazione dei vissuti emotivi dolorosi, quanto piuttosto l’entrare in contatto questi vissuti, dando loro spazio e riducendo l’evitamento esperienziale. L’ACT invita all’accettazione di tali vissuti e ad un percorso di cambiamento impegnato verso una vita ricca e significativa.

L’ACT prevede 6 processi fondamentali per aiutare i pazienti a sviluppare la flessibilità psicologica:

  1. Defusione cognitiva = metodi per ridurre la tendenza a combattere contro i propri pensieri, immagini, ricordi;
  2. Accettazione = consentire a emozioni, sentimenti e sensazioni di andare e venire senza lottare ma accogliendole dentro di sé;
  3. Contatto con il momento presente = consapevolezza del qui e ora, vissuta con apertura, interesse e ricettività;
  4. Sé osservante = accesso a un senso trascendente di sé;
  5. Valori = scoprire ciò che è più importante per sé stessi, quali sono i propri valori personali;
  6. Azione impegnata = fissare obiettivi in base a valori e realizzarli responsabilmente, al servizio di una vita significativa.

Credo di aver spiegato l’essenziale per quanto riguarda l’ACT ma resto a vostra disposizione per altre informazioni e approfondimenti. Alla prossima settimana con un nuovo video su un’altra terapia di terza onda. A presto e restate connessi!!!

Dr.ssa Michela Pinton

MINDFULNESS: UNA TERAPIA DI TERZA ONDA

Salve a tutti,

nel mio precedente video vi ho parlato delle terapie di terza onda perché possono essere utili per il trattamento dei disturbi d’ansia. Una di queste è la Mindfulness.

Mindfulness significa consapevolezza di sè, una abilità cognitiva innata che può essere sviluppata attraverso la pratica della meditazione. Ma facciamo un passo indietro nel tempo.

Le prime forme di ricerca della consapevolezza si possono rintracciare oltre 2500 anni fa, in particolare nelle pratiche meditative buddhiste. Tale facoltà al tempo era coltivata per raggiungere l’equilibrio emotivo e il benessere psicologico.

Oggi con il termine mindfulness si intende: “portare attenzione al momento presente con curiosità e senza giudizio”. Il primo a studiare e sviluppare la mindfulness, così come la conosciamo oggi, è stato il prof. Jon Kabat Zinn nel 1979. Nella sua visione la mindfulness poteva essere un’alternativa alle strategie orientate alla risoluzione dei problemi. Per essere utilizzata in ambito clinico la mindfulness è stata adattata agli standard e ai principi della medicina occidentale.

La Mindfulness Based Cognitive Therapy (MBCT) ideata da Seagal, Teasdale e Williams nel 2002 è diventata ben presto un protocollo diffuso e testato scientificamente. L’obiettivo del protocollo è trasformare la relazione delle persone con i propri pensieri, emozioni e sensazioni fisiche in modo da non emettere risposte impulsive e automatiche che creano circoli viziosi. Ciò avviene attraverso un training attivo e pratico volto a sviluppare la capacità di portare attenzione al presente e l’accettazione di tutto ciò che accade momento per momento.

Le pratiche mindfulness sono particolarmente consigliate per la gestione di ansia e stress ma attenzione al fai da te! Sebbene online si possano trovare numerosi esercizi pratici di mindfulness, serve la guida di un professionista formato in tale approccio terapeutico per poter conoscere i principi teorici che stanno alla base del protocollo e applicare il modo corretto gli esercizi pratici di meditazione.

 Per oggi mi fermo qui ma ci vediamo la prossima settimana con un’altra terapia di terza onda. A presto allora e restate connessi!!!

Dr.ssa Michela Pinton

LE TERAPIE DI TERZA ONDATA

Salve a tutti,

nel mio precedente video vi ho parlato della TCC perché è considerata la terapia d’elezione per il trattamento dei disturbi d’ansia ma vi ho anche anticipato che ci sono altre terapie di nuova generazione che stanno dando prove di efficacia per questo tipo di disturbi. Vediamole insieme.

Prima di entrare nel merito, faccio una piccola introduzione storica per capire come si arriva a questi nuovi approcci terapeutici.

Le terapie della prima onda sono state le terapie comportamentali, nate negli anni ’50 e alternative alla psicoanalisi. Si sono ispirate in particolare agli studi sull’apprendimento con condizionamento condotti nella prima metà del Novecento. La teoria fondante le terapie comportamentali sostiene che il comportamento sia un aspetto immediatamente osservabile, da cui si può inferire un determinato meccanismo mentale sottostante.

Le terapie della seconda onda nascono intorno agli anni ’70 con lo sviluppo del cognitivismo. Il cognitivismo è una branca della psicologia che si concentra sullo studio dei processi cognitivi, su come questi si sviluppino e modifichino comportamenti, emozioni e affetti. All’interno delle terapie della seconda onda vengono inoltre incluse quelle terapie integrate, nate sul finire degli anni ’80, che uniscono aspetti cognitivi e comportamentali come la TCC.

Arriviamo quindi alle terapie di terza onda. Le terapie di terza ondata sono tutte quelle nuove forme di psicoterapia che si evolvono a partire dalla terapia cognitiva standard e si sono sviluppate negli ultimi 20 anni. Il termine “terza ondata” fu usato per la prima volta nel 2004 da Hayes, psicologo fondatore dell’Acceptance and Commitment Therapy. Non hanno come scopo la riduzione dei sintomi ma comprendere e lavorare sui processi cognitivi che sostanziano e mantengono i differenti sintomi da cui deriva il disagio mentale. L’obiettivo è aumentare la flessibilità psicologica, diventare consapevoli e aperti alle nuove esperienze e agire in direzione delle cose considerate importanti per la persona. Tutto ciò avviene utilizzando tecniche terapeutiche come l’accettazione, lo spostamento attentivo e la mindfulness per implementare il benessere psicologico.

Alcune terapie di terza generazione sono:

  • Acceptance and Commitment Therapy (ACT, Hayes, 1999)
  • Dialectical Behavior Therapy (DBT; Linehan, 1993)
  • Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT; Segal, Williams, & Teasdale, 2001)
  • Metagognitive Therapy (MCT; Wells, 2000)
  • Schema Therapy (ST; Young,1990)

Per oggi mi fermo qui ma ho intenzione di parlarvi in maniera più approfondita di alcune di queste nuove terapie nei miei prossimi video. A presto allora e restate connessi!!!

Dr.ssa Michela Pinton

LA TERAPIA COGNITIVO-COMPORTAMENTALE (TCC)

Salve a tutti,

come anticipato nel mio precedente video oggi vi darò qualche informazione sulla terapia cognitivo comportamentale, dato che è considerata la terapia d’elezione per i disturbi d’ansia.

La terapia cognitivo comportamentale è un modello per la comprensione della psicopatologia e un tipo di psicoterapia ampiamente utilizzata per il trattamento dei principali disturbi psichici.

Con la definizione ad ombrello di terapia cognitivo comportamentale, si indica in realtà una vasta famiglia di psicoterapie perché è stata sviluppata originariamente negli anni settanta grazie all’integrazione delle terapie comportamentali e di quelle cognitiviste.

Il termine “cognitivo” fa riferimento a tutto ciò che accade internamente alla mente (processi mentali come pensiero, ragionamento, attenzione, memoria…). La terapia cognitiva aiuta ad individuare certi pensieri ricorrenti, schemi fissi di ragionamento e di interpretazione della realtà, che sono concomitanti alle forti e persistenti emozioni problematiche e aiuta a correggerli e ad integrarli con altri pensieri più realistici, o, comunque, più funzionali al proprio benessere.

Il termine “comportamentale” fa riferimento invece ai comportamenti manifesti da parte del soggetto. La terapia comportamentale aiuta a modificare la relazione fra le situazioni che creano difficoltà e le abituali reazioni emotive e comportamentali che la persona mette in atto in tali circostanze.

In sintesi tale approccio terapeutico si basa sull’assunto che esista una complessa relazione tra emozioni, pensieri e comportamenti e che i problemi emotivi non siano dovuti agli eventi vissuti dal paziente ma alla sua rappresentazione soggettiva e distorta della realtà e alle credenze disfunzionali, spesso inconsapevoli che si mantengono nel tempo.

La TCC ha delle caratteristiche specifiche:

  1. Si basa su evidenze scientifiche e ricerche volte ad ampliare le conoscenze sulle strutture e i processi mentali;
  2. E’ focalizzata sul problema e orientata all’azione. Viene individuato il problema concreto e attuale del paziente, viene formulata una diagnosi e concordati gli obiettivi del trattamento e i passi per raggiungerli;
  3. E’ collaborativa perché paziente e terapeuta lavorano insieme attivamente per trovare strategie e perché il terapeuta aiuta il paziente a diventare terapeuta di se stesso, fornendogli gli strumenti utili per la risoluzione dei suoi problemi;
  4. E’ una terapia breve, quando ciò è possibile. La durata della terapia varia di solito dai quattro ai dodici mesi, con sedute a cadenza il più delle volte settimanale;
  5. Utilizza gli homeworks che sono parte integrante della terapia. Sono esercizi che permettono di mettere in pratica quanto appreso in seduta e che i pazienti possono sperimentare in situazioni di vita reale.

Penso di avervi detto l’essenziale per quanto riguarda la TCC, il resto lo potete scoprire da voi ma attenti alle fonti da cui traete le informazioni. Mi raccomando che siano fonti scientifiche attendibili. A presto con un nuovo video e restate connessi!!!

Dr.ssa Michela Pinton

DISTURBI D’ANSIA: QUAL È IL TRATTAMENTO PIU’ EFFICACE?

Salve a tutti,

oggi proverò a rispondere ad una fondamentale domanda: “Qual è il trattamento più efficace per i disturbi d’ansia?”

Nel mare magnum dei diversi tipi di trattamento, a volte è difficile orientarsi. Servono indicazioni chiare e precise.

Ebbene, nel caso del trattamento dei disturbi d’ansia, la terapia cognitivo comportamentale (TCC) ha assunto un ruolo d’elezione, tanto da essere introdotta nelle linee guida internazionali.

Le linee guida internazionali sono dei documenti ufficiali, sviluppati e pubblicati da organizzazioni e istituti riconosciuti a livello internazionale (OMS, APA, NICE…) e hanno lo scopo di identificare le più recenti e valide evidenze scientifiche relativamente alla prevenzione, diagnosi, cura e trattamento in tema di salute mentale.

All’interno delle linee guida vengono quindi indicate le terapie la cui efficacia è dimostrata dalla ricerca scientifica internazionale. Secondo le linee guida la TCC si è dimostrata ampiamente valida.

Anche diverse ricerche di metanalisi, ricerche che combinano i risultati di più studi su un unico argomento, hanno evidenziato risultati migliori per la TCC applicata all’ansia: sia in termini di aderenza al trattamento, sia di stabilità di risultati che di rapporti costi/benefici.

Tali risultati sembrano essere migliori anche dell’intervento combinato tra TCC e farmacoterapia.

Pertanto se soffrite di disturbi d’ansia o ne avete il sospetto, vi conviene cercare uno psicoterapeuta di orientamento cognitivo comportamentale.

Magari nel mio prossimo video vi parlerò un po’ della TCC. Per oggi mi fermo qui. A presto e…restate connessi!!!

Dr.ssa Michela Pinton

4 FATTORI DI MANTENIMENTO DELL’ANSIA

Salve a tutti,

prima di salutarci per le vacanze estive, vi propongo un video in cui vi parlo di alcuni fattori di mantenimento dell’ansia.

A volte, nonostante tutti i tentativi che si fanno più o meno efficaci per liberarsi dell’ansia, risulta molto difficile riuscirci. Ciò accade perché vi sono dei fattori che mantengono e alimentano il problema, ostacolandone la soluzione. Ora vi descrivo alcuni di questi fattori di mantenimento:

  1. Sensibilità all’ansia = Alcune persone hanno una predisposizione individuale a provare ansia in relazione alle sensazioni legate all’attivazione fisiologica.
  2. Effetto di coerenza con l’emozione = È un fenomeno cognitivo in cui pensieri e credenze tendono a essere coerenti con l’emozione attivata. Se stiamo provando ansia avremo accesso solo a memorie ansiogene che ci confermeranno la presenza di un pericolo/minaccia.
  3. Attenzione selettiva = Consiste nel monitoraggio delle proprie sensazioni interne con una particolare attenzione alle situazioni temute, allo scopo di verificare la presenza di segnali che potrebbero scatenare l’ansia. Ciò produce un abbassamento della soglia di percezione di queste sensazioni e contemporaneamente l’aumento dell’intensità soggettivamente percepita.
  4. Emozione come informazione = Lo stato emotivo in cui ci troviamo funziona come fonte d’informazione, per questo motivo se proviamo ansia deduciamo che ci debba essere un pericolo in agguato.

Con questo articolo concludo la parte in cui vi ho descritto l’ansia in tutti i suoi aspetti. Dopo la pausa estiva cominceremo a parlare di come si può trattare l’ansia in modo efficace. Buone vacanze e presto…. e come sempre restate connessi!!!

Dr.ssa Michela Pinton

4 STRATEGIE COMUNI MA INEFFICACI PER SUPERARE L’ANSIA

Salve a tutti,

oggi vi parlerò di alcune strategie che vengono comunemente utilizzate per affrontare l’ansia ma che purtroppo non sono efficaci e in alcuni casi possono anche mantenerla o aumentarla.

L’ansia come sappiamo non è una emozione gradevole da provare, per questo motivo le persone cercano in tutti i modi di ridurla, controllarla, contrastarla o eliminarla, spesso però ottenendo l’effetto contrario. Alcune strategie che vengono utilizzate comunemente possono paradossalmente peggiorare l’ansia nel lungo termine, creando un circolo vizioso difficile da spezzare. 

Le strategie più comuni che non funzionano sono:

  1. EVITAMENTO = le persone tentano di evitare le situazioni che causano ansia e nell’immediato ci può essere un abbassamento dell’ansia, ma nel lungo termine l’ansia aumenta così come la difficoltà di gestire tali situazioni. Inoltre la vita delle persone risulta sempre più limitata. 
  2. COMPORTAMENTI PROTETTIVI = avete presente la coperta che Linus portava sempre con sé per proteggersi da ciò che lo spaventava? Spesso le persone ricorrono a palliativi (ad es. portare con sé un sacchetto di carta, le caramelle al mentolo…) o persone care per proteggersi da eventi o situazioni ansiogene. Anche questi comportamenti nel breve termine riducono l’ansia ma nel lungo termine la persona si percepisce sempre meno capace di affrontare l’ansia con un aumento quindi della stessa.
  3. RIMUGINIO = nei miei precedenti post vi ho parlato del rimuginio. Le persone rimuginano su possibili scenari negativi nell’intento di prevenirli ma il continuo pensare ad eventi catastrofici in realtà porta ad un aumento dell’ansia. Inoltre l’eccessivo controllo risulta inefficace ed estenuante. 
  4. USO DI SOSTANZE = In molto casi le persone ricorrono a farmaci ansiolitici oppure all’uso di alcol o droghe per sedare l’ansia. Tali sostanze possono fornire un sollievo temporaneo, ma se non vengono affrontate le cause sottostanti dell’ansia, finito l’effetto l’ansia torna. Inoltre si può andare incontro a dipendenza e altri problemi di salute. 

Come avrete capito le strategie che vi ho appena elencato non sono utili e possono avere diverse controindicazioni. Ci sono strategie molto più efficaci per gestire l’ansia che si possono apprendere facilmente durante un percorso di psicoterapia pertanto se si ha il sospetto di avere problemi con l’ansia o addirittura un disturbo, invece che ricorrere a rimedi fai da te, è bene chiedere consiglio ad un professionista.

Ci vediamo presto con un nuovo video sempre sul tema dell’ansia e nel frattempo….restate connessi!!!

Dr.ssa Michela Pinton