LA TERAPIA COGNITIVO-COMPORTAMENTALE (TCC)

Salve a tutti,

come anticipato nel mio precedente video oggi vi darò qualche informazione sulla terapia cognitivo comportamentale, dato che è considerata la terapia d’elezione per i disturbi d’ansia.

La terapia cognitivo comportamentale è un modello per la comprensione della psicopatologia e un tipo di psicoterapia ampiamente utilizzata per il trattamento dei principali disturbi psichici.

Con la definizione ad ombrello di terapia cognitivo comportamentale, si indica in realtà una vasta famiglia di psicoterapie perché è stata sviluppata originariamente negli anni settanta grazie all’integrazione delle terapie comportamentali e di quelle cognitiviste.

Il termine “cognitivo” fa riferimento a tutto ciò che accade internamente alla mente (processi mentali come pensiero, ragionamento, attenzione, memoria…). La terapia cognitiva aiuta ad individuare certi pensieri ricorrenti, schemi fissi di ragionamento e di interpretazione della realtà, che sono concomitanti alle forti e persistenti emozioni problematiche e aiuta a correggerli e ad integrarli con altri pensieri più realistici, o, comunque, più funzionali al proprio benessere.

Il termine “comportamentale” fa riferimento invece ai comportamenti manifesti da parte del soggetto. La terapia comportamentale aiuta a modificare la relazione fra le situazioni che creano difficoltà e le abituali reazioni emotive e comportamentali che la persona mette in atto in tali circostanze.

In sintesi tale approccio terapeutico si basa sull’assunto che esista una complessa relazione tra emozioni, pensieri e comportamenti e che i problemi emotivi non siano dovuti agli eventi vissuti dal paziente ma alla sua rappresentazione soggettiva e distorta della realtà e alle credenze disfunzionali, spesso inconsapevoli che si mantengono nel tempo.

La TCC ha delle caratteristiche specifiche:

  1. Si basa su evidenze scientifiche e ricerche volte ad ampliare le conoscenze sulle strutture e i processi mentali;
  2. E’ focalizzata sul problema e orientata all’azione. Viene individuato il problema concreto e attuale del paziente, viene formulata una diagnosi e concordati gli obiettivi del trattamento e i passi per raggiungerli;
  3. E’ collaborativa perché paziente e terapeuta lavorano insieme attivamente per trovare strategie e perché il terapeuta aiuta il paziente a diventare terapeuta di se stesso, fornendogli gli strumenti utili per la risoluzione dei suoi problemi;
  4. E’ una terapia breve, quando ciò è possibile. La durata della terapia varia di solito dai quattro ai dodici mesi, con sedute a cadenza il più delle volte settimanale;
  5. Utilizza gli homeworks che sono parte integrante della terapia. Sono esercizi che permettono di mettere in pratica quanto appreso in seduta e che i pazienti possono sperimentare in situazioni di vita reale.

Penso di avervi detto l’essenziale per quanto riguarda la TCC, il resto lo potete scoprire da voi ma attenti alle fonti da cui traete le informazioni. Mi raccomando che siano fonti scientifiche attendibili. A presto con un nuovo video e restate connessi!!!

Dr.ssa Michela Pinton

PERCHE’ LE PERSONE RIMUNGINANO? (Part 3)

Salve a tutti,

continuo a parlarvi di disturbi d’ansia e di rimuginio. Oggi cerchiamo di capire perché le persone rimuginano.

Facciamo una premessa e parliamo di metacognizione. Il termine metacognizione significa letteralmente “oltre la cognizione”, ed è usato per indicare il pensiero sul pensiero. La metacognizione rappresenta la conoscenza e consapevolezza del funzionamento della propria mente. La metacognizione indica quindi un tipo di autoriflessività sul fenomeno cognitivo, attuabile grazie alla possibilità di distanziarsi, auto-osservare e riflettere sui propri stati mentali. Nella prospettiva della Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI) (Semerari et al., 2008; Carcione et al., 2010; Dimaggio et al., 2013), la metacognizione può essere definita come un insieme di abilità che consentono all’individuo di:

  • identificare e attribuire stati mentali a sè e agli altri, sulla base delle espressioni facciali, degli stati somatici, dei comportamenti e delle azioni;
  • pensare, riflettere e ragionare sugli stati mentali propri e altrui;
  • utilizzare le conoscenze e le riflessioni sui propri ed altrui stati mentali per prendere decisioni, risolvere problemi o conflitti psicologici e interpersonali e, infine, padroneggiare la sofferenza soggettiva.

Rispetto al rimuginio le persone tendono a sviluppare delle “credenze metacognitive” con cui spiegano a loro stesse la propria tendenza a rimuginare. Vediamo alcuni esempi.

Credenza 1: le persone possono convincersi che rimuginare sia utile, che possa servire per risolvere una situazione problematica o per anticiparne le conseguenze negative facendoci sentire più pronti.

Credenza 2: le persone possono essere convinte che non sia possibile fermare il rimuginio, vivendolo come una sorta di automatismo al di fuori del proprio controllo. In questo caso il rimuginio è percepito come un processo automatico, incontrollabile, dannoso al punto che potrebbe, per alcuni, portare alla pazzia.

Secondo A. Wells (psicologo) il rimuginio è tanto più grave e difficile da eliminare quanto più la persona pensa che rimuginare sia utile.

Chiaramente queste credenze disfunzionali legate all’utilità del rimuginio mantengono l’individuo in una condizione di ansia e in una falsa percezione di risoluzione del problema stesso (Sassaroli & Ruggiero, 2003).

Con questo post concludo l’argomento rimuginio ma continuerò a parlarvi di ansia nei miei prossimi video. A presto e restate connessi!!!

Dr.ssa Michela Pinton

LE EMOZIONI: COSA SONO E PERCHE’ LE PROVIAMO?

Salve a tutti,

ora che abbiamo concluso il ciclo di video sui miti sulle emozioni ed abbiamo sfatato tante credenze, possiamo arrivare a definire cosa sono le emozioni e perché le proviamo.

Le emozioni sono processi ed esperienze complesse che coinvolgono l’intero organismo. Sono degli stati affettivi intensi e di breve durata, con una precisa causa (interna o esterna). Hanno un inizio, una durata e una fase di attenuazione.

Le emozioni sono costituite da quattro elementi che le caratterizzano: l’espressione facciale (soprattutto gli occhi e la bocca), le sensazioni corporee (come ad es. la temperatura corporea, la tensione muscolare, il respiro e la frequenza cardiaca), l’impulso all’azione (una sorta di spinta interiore ad agire in certo modo per esempio fuggire, attaccare o cercare protezione) e una valutazione cognitiva (ovvero dei pensieri connessi con ciò che si prova).

Se ricordate i post precedenti, sapete che le emozioni non sono né positive né negativa, né giuste né sbagliate, né belle né brutte perché tutte hanno una funzione. Le emozioni infatti ci aiutano a capire ciò che ci succede, decodificare e interpretare gli eventi e le situazioni vissute e ci aiutano a predisporci all’azione. Certo alcune emozioni hanno un tono edonico piacevole ed altre spiacevole ma sono comunque tutte utili, addirittura alcune sono fondamentali per la nostra sopravvivenza.

Spero che queste informazioni vi aiutino a fare chiarezza su ciò che provate e ad accettare di più le vostre emozioni anche quelle più sgradevoli e di difficile gestione.

Con questo video concludo la parte introduttiva sulle emozioni e dal prossimo cominciamo ad entrare nel merito di un’emozione specifica che è l’ansia. A presto allora e restate connessi!!!

Dr.ssa Michela Pinton

Serata “Dalla RABBIA alla VIOLENZA”

Mancano pochi giorni alla serata “Dalla RABBIA alla VIOLENZA”  che si terrà giovedì 24 Gennaio alle ore 20.45 presso il Centro Clinico di Verona e per introdurre questo tema vi propongo la scena di un film (un pò fortina, perdonatemi) come spunto di riflessione rispetto alla differenza tra pensiero e azione. Possiamo provare rabbia a livelli molto intensi per situazioni che riteniamo fortemente ingiuste e intollerabili ma questo non significa per forza passare ad una azione aggressiva. Si possono trovare modi alternativi per elaborare un’emozione, non credete?!