LA RIVOLUZIONE DELLE NUOVE TECNOLOGIE: UN BENE O UN MALE?

Alcuni giorni fa ho partecipato ad una conferenza di C. Augias dal titolo: “Viviamo in tempi orribili o no?” L’argomento principale trattato riguardava come le nuove tecnologie hanno rivoluzionato la nostra vita, come ancora oggi la stanno cambiando e come la cambieranno in futuro. In questo articolo vorrei discutere con voi se abbiamo o meno gli strumenti per affrontare questa rivoluzione e se sì come possiamo usarli.

Secondo C. Augias (condivido il suo parere) l’avvento delle nuove tecnologie costituisce una vera propria rivoluzione, paragonabile a quella dell’invenzione della scrittura o della stampa e come tale ha ripercussioni su ogni aspetto della nostra vita. L’autore ha poi posto una domanda importante: “Noi siamo consapevoli della portata di questa rivoluzione?” In pratica siamo consapevoli dei vantaggi ma anche degli svantaggi o rischi connessi all’auso delle nuove tecnologie?

Forse ho una visione un po’ pessimista ma, basandomi sulla mia esperienza di vita e lavorativa, credo che questa consapevolezza non ce l’abbiamo!

Nel mio lavoro mi occupo molto dell’uso delle nuove tecnologie da parte di bambini e ragazzi e per questo cerco di tenermi il più possibile informata e aggiornata sull’argomento. Nonostante questo mi rendo conto di saperne molto poco e se io che me ne occupo ne so poco, chi non tratta questo argomento quante e quali informazioni può avere? Che consapevolezza quindi può avere di questo fenomeno?

Temo che in realtà la maggioranza delle persone stia semplicemente subendo questa rivoluzione senza avere gli strumenti per comprenderla e gestirla e cercando di adattarsi come può.

Ci sono sicuramente diversi motivi per cui accade questo e non sono necessariamente una colpa: per esempio non tutti sanno dove poter reperire informazioni su questo argomento e discriminare quelle attendibili da quelle che non lo sono; non tutti hanno lo stesso bagaglio di conoscenze per poter comprendere articoli, studi e ricerche su questa materia; non è facile stare al passo con la velocità di trasformazione ed estensione del fenomeno; non è possibile prevedere con certezza gli esiti di una rivoluzione ancora in corso; non tutti hanno tempo ed interesse ad occuparsi di questo argomento nonostante l’impatto che ha sulla loro vita quotidiana.

Questi sono solo alcuni dei motivi per cui credo che molte persone abbiano poca consapevolezza dell’impatto dell’era digitale sulla nostra vita. Tuttavia credo che non essere sufficientemente consapevoli comporti dei rischi. Non credo di svelare niente di nuovo se dico che l’uso delle nuove tecnologie porti con sé sia dei vantaggi ma purtroppo anche degli svantaggi. Provo a farvi qualche esempio: siamo inondati da innumerevoli informazioni nello spazio di pochi secondi ma stiamo perdendo la capacità di approfondire un argomento; abbiamo la possibilità di connetterci col mondo intero ma ci stiamo disabituando al contatto umano reale; abbiamo aumentato esponenzialmente la nostra capacità di multitasking ma a scapito della capacità di concentrarci su un unico compito……e potrei continuare ad elencare cose che stanno cambiando intorno a noi e dentro di noi!

Capite la portata di questa rivoluzione ora? Se non possediamo gli strumenti per affrontarla, almeno siamo consapevoli che c’è, che è in atto, che ci sta cambiando e come. Non facciamoci trovare del tutto inermi, impreparati. Stiamo sul pezzo, informiamoci, aggiorniamoci. Se non tutti sono in grado di farlo per i motivi che ho citato prima ci sono persone preparate ed esperte che possono aiutare ad orizzontarsi. Io mi affido a queste persone, a chi ne sa più di me e nel mio piccolo cerco di trasferire queste conoscenze a chi ne potrebbe sapere meno di me. Restiamo connessi quindi col problema e usiamo questa connessione per far passare le informazioni giuste, per aumentare la nostra consapevolezza collettiva!

A presto con un altro post e stay tuned.

Dr.ssa Pinton Michela

L’IMPORTANZA DI DEDICARE DEL TEMPO LIBERO A SÉ STESSI.

Ciao a tutti,

l’estate ormai è andata e le vacanze sono un ricordo. Non so se vale lo stesso anche per voi ma per me, ogni anno, questo è il periodo della ripartenza: il lavoro riprende a pieno ritmo, lo studio e la formazione ricominciano e riprendo anche tutte quelle attività che d’estate di solito si sospendono come sport, hobby e interessi vari. Insomma per me l’anno solare comincia a settembre invece che a gennaio. Capita anche a voi? Se succede anche a voi questo post vi potrà interessare perché vorrei parlarvi dell’importanza di dedicare del tempo a noi stessi e alle cose che ci possono dare gioia, soddisfazione e gratificazione.

Dopo circa due anni di pandemia e relative limitazioni, sembra che si possa tornare alla normalità, anche se ancora qualche regola sussiste e che possiamo riprendere tutte quelle attività che erano state interrotte o comunque molto limitate. Non pensiamoci due volte allora e riprendiamoci i nostri spazi e tempi personali perché credo che ne abbiamo tutti un gran bisogno sia da un punto di vista fisico che mentale. Riprendiamo a fare sport, quello che più ci piace e riserviamo tempo ai nostri interessi, hobby, passioni di qualunque genere siano. Settembre è il mese delle prove, dell’organizzazione, del gioco degli incastri delle varie attività e poi l’anno può cominciare.

Io sto vivendo proprio questa fase, con l’aggiunta che ho anche voglia di cambiare e quindi sto provando tante cose nuove per poi decidere cosa scegliere. Per esempio l’altra sera ho fatto una prova di canto-teatro anche se non ho mai cantato in vita mia. Vi racconto di questa mia esperienza perché la presentazione che l’insegnante ha fatto di questo corso credo riassuma perfettamente quali dovrebbero essere gli ingredienti da cercare quando scegliamo di dedicare del tempo a noi stessi. La presentazione sostanzialmente è stata questa: “propongo questo corso perché voi impariate a conoscere e usare correttamente il vostro corpo e la vostra voce, perché impariate a respirare e rilassarvi, perché impariate ad esprimere e comunicare le vostre emozioni, i vostri pensieri e tutto ciò che avete dentro di voi e perché impariate a stare con gli altri e relazionarvi bene con gli altri. Ma soprattutto vorrei che vi divertiste tanto, che vi sentiste completamente liberi e contenti“.

Dopo queste parole ho pensato: “Questo corso è mio!”

Ma vorrei che diventasse anche vostro!!!

No, non vi sto invitando a venire tutti con me, non sto facendo pubblicità. Vi sto invitando a cercare gli stessi ingredienti sopra elencati in qualunque attività vi interessi. Cercate anche voi qualcosa che vi rilassi, che vi distolga dai problemi di tutti i giorni, che vi appassioni, che vi diverta da morire……insomma che vi faccia stare bene fisicamente e spiritualmente. Che sia correre in bicicletta, nuotare o buttarsi col paracadute, che sia suonare, recitare o dipingere poco importa. L’importante è che sia qualcosa che vi gratifichi e vi dia soddisfazione. Mettiamo un po’ di gioia e serenità nella vostra vita e affronteremo meglio i doveri, le incombenze e i problemi che ogni giorno incontriamo. Io sono decisa a farlo e voi?

Aspetto con curiosità e interesse il vostro parere e i vostri commenti e come sempre…restate connessi!

Dr.ssa Pinton Michela

NUOVE TECNOLOGIE: QUALE APPROCCIO DEI RAGAZZI E QUALE RUOLO DEGLI ADULTI? Parte 2

Ciao a tutti,

oggi riprendo e concludo l’articolo della scorsa settimana sull’utilizzo delle nuove tecnologie dopo la mia esperienza negli istituti scolastici lo scorso anno. Avevo concluso il mio precedente post raccontandovi di quanto i ragazzi siano abili nel comprendere il funzionamento dei sistemi digitali mentre per parte mia ho potuto mettere in campo competenze di altro tipo. Da ciò l’idea di una collaborazione tra adulti e ragazzi quando si interagisce con questi strumenti.

Questa idea mi è venuta anche perché mi sono resa conto che il modo in cui gli alunni approcciavano ai diversi device appariva del tutto inconsapevole e facile al condizionamento.  Per usare una similitudine, immaginate che il web sia una giungla e che i ragazzi siano dei dispersi senza alcun strumento di sopravvivenza.

Per fare degli esempi: 1) la maggior parte di loro non si rende assolutamente conto di quanto tempo passa connesso perché viene risucchiato da un vortice di messaggi, notifiche, video e così via;

2) sono talmente assuefatti al piacere che provocano questi strumenti da non riuscire più a staccarsene o farne a meno;

3) il mondo virtuale è talmente compenetrato nel mondo reale che finiscono con l’essere continuamente distratti e influenzati da ciò che succede nel mondo virtuale, creando una sorta di interferenza continua;

4) difficilmente riescono a distinguere ciò che vero da ciò che non lo è, tutto diventa assolutamente credibile solo perché online e ripetuto in maniera ridondante.

Questi sono alcuni esempi di quello che accade ai ragazzi quando sono connessi. Li definirei “disarmati” perché mancano di competenze importanti e utili per approcciare nel modo corretto al mondo virtuale: parlo della capacità di darsi delle regole di comportamento, parlo della capacità di discriminare e scegliere nel mare magnum della rete ciò che è attendibile, utile, interessante e di valore da ciò che non lo è, parlo di pensiero critico. Attenzione però, perché non ne faccio una colpa ai ragazzi se non possiedono o non hanno ancora sviluppato queste capacità e competenze. Il fatto è che serve un certo grado di maturità per averle e semplicemente loro ancora non ce l’hanno perché stanno crescendo, sono in fase di formazione. Sarebbe come chiedere ad un neonato di alzarsi in piedi e fare una corsa. Non è possibile perché non ne ha le capacità.

Si tratta quindi di comprendere che un minore non ha ancora le abilità per gestire gli strumenti tecnologici.

Quale la soluzione allora? Li vietiamo finché non hanno raggiunto la giusta maturità come succede per esempio con la patente di guida?

Assurdo, se non impossibile da realizzare visto che le nuove tecnologie ormai fano parte integrante del nostro quotidiano e indietro non si può tornare. In alternativa allora ritorno alla mia idea di partenza: la collaborazione tra adulti e ragazzi. Finché un minore non ha acquisito le abilità necessarie a gestire in autonomia i dispositivi tecnologici dovremmo essere noi adulti ad accompagnarlo e aiutarlo nel mondo virtuale esattamente come da sempre facciamo nel mondo reale.

Ma è a questo punto che sorge un’altra domanda: “Quanti di voi adulti svolgono davvero questa funzione? Quanti stanno a fianco per osservare, informare, spiegare, aiutare, parlare, sorvegliare, sostenere finché non è arrivato il momento di lasciare andare?”

Posso già rispondere a questa domanda: pochissimi!!!

Cari genitori, insegnanti, educatori etc. etc. a questo punto non mettetevi sulla difensiva per quanto sto dicendo perché questo non è un mio punto di vista ma l’affermazione di almeno un centinaio di ragazzi della scuola secondaria di primo grado a cui ho posto la stessa domanda.

Tranne qualche raro caso, quasi tutti mi hanno risposto che il tempo online lo passano sempre da soli, senza nessun adulto che se ne occupi o stia loro accanto. Se ciò corrisponde al vero e non ho motivo di dubitarne ho un’altra domanda da porvi: “Perché noi adulti non ci stiamo occupando dell’educazione dei minori all’uso delle nuove tecnologie? Oppure perché deleghiamo ad altri tale funzione come ad esempio la scuola? Non ci rendiamo conto neanche noi di quanto e come usano tali strumenti, dei rischi a cui possono andare incontro? Non siamo abbastanza pronti, informati, preparati a svolgere tale compito o è troppo difficile e quindi stiamo rinunciando?”

Qualunque sia il motivo, rinunciare o delegare non mi sembra una buona soluzione o per lo meno la trovo molto rischiosa. Per questo la mia proposta continua ad essere la stessa: “Armiamoci e partiamo” ovvero prepariamoci, informiamoci, studiamo per insegnare, aiutare e stare davvero accanto alle nuove generazioni nell’utilizzo dei dispositivi digitali.

A, Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva, che ha scritto diversi libri sull’argomento, ha detto: “Voi consegnereste a vostro figlio minorenne le chiavi di una Ferrari e gli direste di andare a far un giro?”

Credo che la maggior parte di voi risponderebbe ovviamente di no. Ma allora perché consegnare nelle mani di un minore un dispositivo dalle infinite possibilità senza istruzioni per l’uso e senza la giusta preparazione?

Io nel mio piccolo, ho scelto di svolgere questo compito e fare il possibile per stare a fianco ed aiutare. Ora lascio a voi fare le dovute riflessioni sull’argomento e valutare se e come assolvere al ruolo educativo anche in questo ambito. Se vorrete condividere il vostro pensiero mi farà molto piacere.

A presto e restate connessi!

Dr.ssa Pinton Michela

bambino con smartphone

Il fenomeno TikTok e la sua grande espansione: perché è così importante tra gli adolescenti.

Nel Centro di Psicoterapia Scaligero ci interroghiamo spesso su quelli che sono i fenomeni attuali, di cui si parla maggiormente.
Data la preoccupazione di molti genitori legata all’utilizzo massiccio di TikTok da parte dei figli, ci siamo interessati alla relazione tra il famoso social network e il benessere degli adolescenti.
Tiktok nasce nel 2016 e in pochissimo tempo si diffonde in tutto il mondo, soprattutto all’interno della popolazione giovanile. Nel 2020 conta in Italia più di 2 milioni e mezzo di utenti e la sua espansione non sembra rallentare.
Ci siamo chiesti innanzitutto, perché i giovani usano TikTok?
Da quanto emerge in letteratura, sembra che TikTok non sia solo un “capriccio” per gli adolescenti, ma un vero e proprio bisogno.
Secondo Shao (2018) TikTok fornisce agli adolescenti la possibilità di sentirsi parte del loro gruppo di pari, di mettersi in luce al suo interno e di ricevere feedback su sé stessi, in modo da potersi conoscere meglio.
Bucknell, Kottasz e altri autori sottolineano, inoltre, come la partecipazione attiva a TikTok,
attraverso la creazione di contenuti sotto forma di video brevi, sia motivata dalla necessità di
espandere la propria rete sociale, esprimersi in modo creativo e cercare il successo.
Anche l’utilizzo passivo (osservare i video altrui) sembra avere una certa utilità, perché in grado di far evadere i giovani dalla loro quotidianità.
In una realtà in cui, la maggior parte dei giovani utilizza TikTok, non farlo vuol dire essere esclusi dal gruppo.
Una volta compreso il perché è così importante avere un account sul social network, ci siamo posti una seconda domanda:

TikTok rappresenta davvero una fonte di benessere per gli adolescenti?
Sembra che la risposta che emerga dalla letteratura sia negativa.
A differenza di altri social, quali Facebook, Instagram o Twitter, l’interazione principale dei ragazzi non è con altri utenti ma con “una versione algoritmizzata” di sé. TikTok sfrutta un algoritmo molto veloce che permette di cogliere quasi istantaneamente gli interessi di chi lo usa, così da personalizzare l’esperienza in base alle sue preferenze. Ciò si traduce nell’essere catturati con estrema rapidità da un flusso di video personalizzati, suscitando esperienze molto immersive e potenziale “dipendenza” (Bhandari & Bimo, 2020).
Al contrario quindi di altri social network, non è stata rilevata nessuna relazione tra TikTok,
supporto sociale e benessere, sia se usato attivamente che passivamente.
Secondo Kross e altri autori (2021) anche il confronto con persone di maggior successo e l’accesso alle cosiddette “sfide” potrebbe determinare effetti dannosi sull’esperienza di utilizzo.
Nota positiva invece, TikTok, come altri social network, può essere sfruttato per la diffusione di conoscenze e informazioni positive tra i giovani. A questo proposito, durante l’emergenza Covid, il governo cinese ha deciso di adottarlo quale strumento di diffusione di conoscenze sanitarie (come l’importanza dell’utilizzo di mascherine) attraverso video brevi. L’iniziativa è stata accolta positivamente tra i giovani.


Cosa possiamo concludere quindi su TikTok?
Nonostante la ricerca ad oggi sia ancora limitata, è importante sottolineare che, nonostante TikTok non sembri produrre un reale benessere in chi lo utilizza, quando si parla di adolescenti l’appartenenza ad un gruppo, così come l’aumento dell’indipendenza dagli adulti e l’esplorazione della propria identità, diventa un bisogno fondamentale; possiamo dunque ipotizzare che il “non uso” di questi strumenti possa rappresentare una fonte di malessere per i giovani, di fatto peggiore del suo utilizzo. È importante comunque incoraggiare i ragazzi ad usarlo con moderazione, a
limitarne il tempo di utilizzo e ad interagire con il gruppo di pari non solo online, ma anche offline.
Quest’ultimo aspetto permetterebbe all’adolescente di poter disporre in maniera equilibrata degli strumenti a sua disposizione, per favorire una migliore e più sana inclusione.

Dr.ssa Francesca Arganetto

adolescente con smartphone

Educazione all’affettività e sessualità.

Ciao a tutti,

a breve svolgerò un progetto di prevenzione sull’affettività e sessualità presso uno degli Istituti scolastici con cui collaboro e così sto consultando nuovi libri per prepararmi al confronto con i ragazzi. Alcuni genitori mi hanno chiesto di indicare qualche testo che li aiuti ad affrontare questo argomento con i loro figli perchè anche l’educazione sessuale è un aspetto della salute con cui ogni famiglia prima o poi entra in contatto ed è fondamentale essere preparati a dare informazioni e risposte adeguate.Per questo motivo oggi propongo questo testo di facile fruizione per tutti, che tocca un pò tutti gli aspetti dell’affettività e della sessualità, anche quelli più spinosi e che da semplici e chiare indicazioni su quali informazioni e quale linguaggio usare con bambini e ragazzi. Buona lettura a voi e restate connessi!

Dr.ssa Pinton Michela

dav

LIBRI PASSIONE O TORTURA?

Ecco la mia prossima lettura, è arrivata ieri e non vedo l’ora di cominciarla!

E’ incredibile, sono 40 anni che leggo e studio eppure ogni volta che acquisto un nuovo libro è un’emozione pari a quella del primo giorno di scuola. Adoro la copertina e le pagine ancora immacolate, il profumo della carta stampata quando sfogli le pagine per la prima volta e la curiosità di sapere cosa ci sarà scritto tra quelle pagine. La lettura è una passione per me, se così non fosse, non sarei riuscita a completare gli studi, né potrei fare il mio lavoro che richiede un continuo aggiornamento.

Nei prossimi giorni magari vi parlerò del contenuto di questo libro in una mia personale recensione ma nel frattempo, pensando a quanto mi piace leggere, mi è tornata in mente una domanda che spesso mi viene posta dai genitori: “Come faccio a convincere mio figlio ad aprire un libro? Non lo fa mai, neanche per scuola, non gli piace e non gli interessa!”

Secondo il mio personale parere, non si può convincere qualcuno ad appassionarsi alla lettura perché potrebbe diventare una forma di costrizione e si finisce con odiare ciò che si è costretti a fare. Chi non ricorda quanto venivano detestati i libri che si dovevano per forza leggere a scuola come l’Iliade e l’Odissea, I promessi Sposi e la Divina Commedia? Eppure sono testi meravigliosi, opere d’arte che però cominci a capire ed apprezzare solo da adulto.

Io credo che la passione per la lettura nasca dall’incontro!

Da incontri fortunati con persone appassionate che ti fanno scoprire questo mondo senza importelo. Quando penso ai miei libri preferiti che ho letto nel corso della mia vita, sono tutti associati a qualcuno che me li ha fatti scoprire e amare. Ricordo per esempio la mia maestra delle elementari che ci leggeva Pinocchio ed io con la mente immaginavo i personaggi e quel mondo fantastico. Ricordo quando ho ricevuto in regalo per Natale da una persona cara un libro di racconti di Natale. Ricordo il gruppo di teatro al liceo che mia ha fatto apprezzare autori come Shakespeare e Pirandello.

Non sempre gli incontri sono fortunati perché si può incappare in libri che non ti piacciono, a me è successo qualche volta, ma in questo modo si impara a sviluppare il proprio gusto personale ed è comunque sempre utile allargare i propri orizzonti.

Insomma per appassionarsi alla lettura credo sia importante avere intorno sin dai primi giorni di vita persone che abbiano quella passione, quella curiosità, quella voglia di conoscere che ti spinge a prendere in mano un libro. E’ altrettanto importante che siano solo un esempio, un modello di comportamento da seguire, evitando qualsiasi forma di imposizione o costrizione con chi non ha ancora maturato un interesse per la lettura.

Con me questo sistema ha funzionato, spero succeda lo stesso anche a voi. Fatemi sapere in caso. Per oggi mi fermo qui ma vi raccomando….restate connessi!!!

Dr.ssa Pinton Michela

COME LE NUOVE TECNOLOGIE STANNO INFLUENZANDO DIVERSI AMBITI DELLA NOSTRA VITA?

Riflessioni sulla conferenza di Corrado Augias del 4/10/2020 alla Fiera delle parole di Padova.

Domenica scorsa ho partecipato alla Fiera delle parole ed ho ascoltato una conferenza di Corrado Augias che, nel suo ultimo libro, ha scritto di come le nuove tecnologie stanno influenzando diversi ambiti della nostra vita se non tutti. Visto che l’argomento è in linea con i miei recenti articoli, ho pensato di riportare un paio di argomenti ascoltati e di condividere con voi qualche riflessione.

Lungi da me sciorinarvi un’ora di conferenza, per quanto io l’abbia trovata molto interessante, mi soffermo quindi solo su una frase di Corrado Augias: “Non solo chiunque può usufruire delle notizie online ma può anche essere produttore di notizie e questo apre le porte a due problemi: da una parte il problema di sapere discriminare una notizia vera da una falsa, le cosiddette fake news, dall’altra che qualunque cosa scritta, se condivisa da più persone viene automaticamente considerata per vera”.

Per quanto riguarda il primo problema significa che siamo continuamente bombardati di notizie e la maggior parte delle persone le prendono tutte per vere soprattutto se hanno ampia diffusione sul web.

Come si può contrastare questa tendenza? Cercando per esempio di assicurarsi quali sono le fonti di quella notizia, verificando se sono o meno fonti ufficiali e riconosciute e cercando di sviluppare il pensiero critico, già a partire dall’infanzia. Il pensiero critico è la capacità di esaminare le situazioni indipendentemente da condizionamenti interni o esterni. Sulla base di questo esame della realtà si elaborano poi dei giudizi o dei pareri, prendendo quindi una posizione sulla situazione. Per esercitare in modo corretto questa capacità è fondamentale saper osservare, ragionare, fare esperienze diverse e comunicare. Bisognerebbe quindi sviluppare questa capacità in modo che da diventare fruitori del web liberi, consapevoli e responsabili.

Per quanto riguarda il secondo problema significa che a ognuno di noi ha a libertà di produrre contenuti web, che siano immagini, video o testi e sull’onda di questa libertà ci sentiamo autorizzati a fare e dire qualunque cosa. In questo caso vorrei richiamare il concetto di responsabilità, che mi sembra manchi proprio nella maggior parte dei casi. Bisognerebbe pensare un po’ di più alle conseguenze che possono derivare da ciò che si pubblica. Purtroppo la mancanza di una regolamentazione chiara e precisa sulla gestione dei media digitali, la distanza che gli strumenti digitali interpongono tra sé e gli altri e la sottovalutazione dei rischi a cui si può andare incontro fanno sì che difficilmente le persone si soffermino davvero a valutare l’opportunità e l’attendibilità di ciò che pubblicano. Vogliamo fare degli esempi: che mi dite degli haters, dei genitori che pubblicano le foto dei propri figli oppure di chi dichiara di andare in vacanza per un mese molto lontano da casa? Secondo voi tutte queste persone hanno valutato bene le conseguenze delle loro azioni? E tutto ciò non succede solo a persone con un basso livello culturale anzi, sono agli onori della cronaca gli spropositi pubblicati da persone di alto livello sociale e culturale, l’emergenza covid-19 ce l’ha dimostrato. Ecco perché prima di postare qualcosa bisognerebbe pensarci tanto e valutare ogni aspetto, non seguire solo l’impulso del momento.

Quindi pensiero critico e responsabilità, nel mio piccolo cerco di coltivarle e applicarle ogni volta che pubblico qualcosa. Magari sbaglierò comunque ma almeno cerco di stare attenta. Perché non ci provate anche voi? Se poi non siete d’accordo, massimo rispetto per le opinioni diverse e se ne può sempre parlare. Aspetto allora un vostro feedback e come sempre……restate connessi!

Dr.ssa Pinton Michela

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RIFLESSIONI DOPO 4 SETTIMANE DI CENTRI ESTIVI NELL’EPOCA DEL COVID-19: LE CAPACITA’ MOTORIE DEI BAMBINI

Ciao a tutti,

lo so, mi sono fatta un po’ attendere per questo post ma a volte il tempo mi sfugge!

Non mi dilungo quindi e vi parlo subito di qualche altra osservazione che ho potuto fare in queste settimane di centri estivi. Ringrazio i miei colleghi, insegnanti di educazione fisica e tecnici sportivi, che hanno condiviso con me queste riflessioni.

Oggi parliamo delle capacità motorie dei bambini in questo periodo post emergenza covid-19.

Definiamo innanzitutto cosa si intende per capacità motorie: l’insieme delle caratteristiche fisiche o sportive che un individuo possiede e che permette l’apprendimento e l’esecuzione delle varie azioni motorie. Si distinguono in capacità condizionali (forza, velocità, resistenza e flessibilità articolare), che sono legate alla condizione fisica e quindi agli aspetti energetici del movimento e capacità coordinative, connesse alla capacità del sistema nervoso centrale di avviare e controllare il movimento.

Date le dovute spiegazioni la mia osservazione, condivisa con altri, mi porta ad dire che trovo molti bambini regrediti sul piano motorio.

Prendo ad esempio alcune specifiche capacità: per quanto riguarda la forza e la resistenza in molti casi i bambini appaiono sottotono. Si stancano presto e facilmente o in alcuni casi, pur avendo la possibilità di correre, saltare, giocare sembrano poco capaci di farlo in autonomia. Serve un adulto che proponga loro cosa fare, che spieghi come farlo e che li sproni a provarci. Ipotizzo che tutto ciò sia dovuto al lungo periodo che hanno trascorso in casa, dove molto probabilmente non hanno avuto la possibilità di muoversi più di tanto. Forse si sono un po’ troppo abituati ad uno stile di vita più sedentario. Per fortuna, posso affermare che col passare dei giorni sto vedendo gradualmente sparire questa tendenza. I bambini pian piano stanno riacquistando energia, vigore, forza e voglia di giocare.

Per quanto riguarda le capacità coordinative, anche in questo caso ho osservato una generale regressione. I bambini sembrano fare fatica a gestire lo spazio, le distanze, a coordinare occhio mano o occhio piede correttamente. Purtroppo per recuperare e migliorare queste capacità ci vuole un po’ più di tempo ma confido che nell’arco dell’estate possano colmare il divario.

Tutto sta nelle mani di noi adulti secondo me, nel cercare di offrire ai bambini quante più possibilità e tempo per giocare e praticare sport all’aria aperta in questi mesi. Ve lo consiglio con tutto il cuore di approfittare il più possibile di questo periodo di vacanza, visto che non sappiamo se e come sarà possibile praticare sport o muoversi in autunno. Ricordiamoci che l’emergenza covid-19 non è ancora finita e non sappiamo come volgeranno le cose nei prossimi mesi, quindi “carpe diem” e………………RESTATE CONNESSI!

RIFLESSIONI DOPO LA SECONDA SETTIMANA DI CENTRI ESTIVI NELL’EPOCA DEL COVID-19: LE EMOZIONI DEI BAMBINI

Nell’arco di una settimana di centri estivi cerco sempre di parlare con i bambini che lo frequentano, di conoscerli. Si parla quindi di un po’ di tutto, della loro famiglia, degli amici, della scuola, delle loro attività extra, sport o altro e delle prossime vacanze. Tra i vari argomenti ovviamente raccontano anche come hanno passato i mesi di isolamento sociale forzato dovuto all’emergenza da corona virus.

A tal proposito vorrei riportare alcune loro frasi.

Io: “Come è andato quest’anno?”

Bambino: “Non tanto bene”. (Con un’espressione un po’ triste)

Io: “Come mai?”

Bambino: “Sono stato sempre da solo a casa”.

Bambina: “Maestra lo sai che il nonno di una mia amica è morto ucciso dal corona virus?”

Bambino: “Non vedo l’ora che sia l’anno prossimo così possiamo giocare normali senza le mascherine e possiamo fare le partite”.

Ho scelto questi esempi perché nel mio precedente post vi ho parlato della grande capacità di adattamento dei bambini, ma ciò non significa che certe esperienze non lascino un qualche segno anche in loro.

Queste frasi mi fanno capire alcune cose. Prima di tutto che hanno capito benissimo cosa è successo e quanto sia stato grave. Seconda cosa che si rendono perfettamente conto che non siamo ancora tornati alla normalità, che ci sono ancora delle limitazioni e che non sappiamo se e quando tutto tornerà come prima. Terzo che il pensiero della morte li ha toccati da vicino e ancora ci pensano e questo è un fatto significativo per dei bambini.

A questo punto vorrei fare una riflessione. Non sempre i bambini sono in grado di esplicitare le loro emozioni rispetto a questi fatti che pure li hanno toccati, ma sarebbe utile per loro che ci riuscissero in modo da poter elaborare quanto accaduto. Infatti se non riescono ad esprimere il proprio vissuto interiore spesso possono manifestare invece sintomi diversi. Vi faccio alcuni esempi che ahimè ho potuto osservare: improvvisi e inspiegabili mal di pancia, pianti inconsolabili al distacco dai genitori, bambini che si isolano anche in un contesto di gruppo per giocare da soli o al massimo con l’adulto di riferimento….

Visti questi esempi il mio invito è questo: cerchiamo noi adulti di fare molta attenzione a certe frasi dei bambini, ascoltiamoli con attenzione in modo da cogliere l’occasione per parlare con loro di questi argomenti per aiutarli ad esprimere come si sentono in proposito. Aiutiamoli a parlare di emozioni come la paura o la tristezza o di qualsiasi altra emozione spiacevole si possa aver provato in questi durissimi mesi. Cerchiamo di sostenerli nella verbalizzazione delle loro emozioni. Accogliamo i loro vissuti ma allo stesso tempo aiutiamoli a superarli e chissà che davvero, come chiedeva quel bambino, presto possano tornare “a giocare normali”!

Per oggi vi saluto e come sempre vi raccomando….RESTATE CONNESSI!

Dr.ssa Pinton Michela

RIFLESSIONI DOPO LA PRIMA SETTIMANA DI CENTRI ESTIVI NELL’EPOCA DEL COVID-19: L’ADATTAMENTO DEI BAMBINI

Si è conclusa la mia prima settimana in un centro estivo che è riuscito ad aprire ed organizzare attività ludico-sportive per i bambini nonostante le restrizioni di tipo sanitario dovute all’emergenza da COVID-19.

Questi giorni passati insieme ai bambini mi ha permesso osservarli e di fare alcune riflessioni che vorrei condividere con voi nei prossimi post, man mano che questa esperienza prosegue.

Oggi vorrei parlarvi della grande capacità di adattamento dei bambini.

Lo psicologo Jean Piaget aveva definito l’adattamento una ricerca costante di un equilibrio omeostatico che permetta di controllare la realtà circostante. E’ una funzione intellettiva innata che si suddivide in assimilazione (utilizzo degli schemi cognitivi preesistenti per controllare l’ambiente) e accomodamento (modifica degli schemi cognitivi per incorporare nuove conoscenze).

Sicuramente l’emergenza da COVID-19 ha portato tanti cambiamenti nella vita dei bambini e ancora oggi devono adattarsi a regole sociali importanti per la sicurezza e la salute di tutti. Nei centri estivi sono ancora in vigore le regole del distanziamento sociale, dell’igienizzazione di sé e di tutti gli oggetti con cui si entra in contatto e l’uso delle mascherine.

Prima di cominciare questa esperienza mi sono chiesta tante volte come avrebbero risposto i bambini a queste norme e se sarebbero riusciti ad accettarle e metterle in atto e devo ammettere che hanno superato ogni mia aspettativa in senso positivo, dimostrando un grado di flessibilità e capacità di adattamento decisamente superiori a quelle di molti adulti.

In una settimana non ho mai sentito un rifiuto o una lamentela da parte di un bambino anzi spesso erano loro stessi a ricordare a tutti le regole. Vi posso garantire che non è facile per un bambino giocare a distanza dagli altri perché per loro è istintivo avvicinarsi, cercarsi, collaborare. Eppure hanno accettato ogni nostra proposta di gioco che prevedeva la distanza di almeno un metro dagli altri, forse perché per un bambino è più importante essere finalmente fori di casa all’aria aperta, forse perché finalmente può correre, saltare ballare in libertà, forse perché è meglio a distanza di un metro che da soli, forse perché per loro si tratta solo di un gioco diverso ma pur sempre un gioco!

Certamente è importante considerare l’abilità del personale dei centri estivi che sta facendo di tutto per rendere divertente e leggera questa strana situazione e presto ve ne parlerò nel dettaglio ma oggi voglio fissare l’attenzione sulla capacità di adattamento dei bambini. Sono davvero orgogliosa di come stanno rispondendo e forse noi adulti dovremmo prendere tutti esempio, quando ci lamentiamo o quando non rispettiamo le regole. Pensateci e come sempre………….restate connessi!!!

Dr.ssa Pinton Michela