è passato un po’ di tempo dalla mia ultima pubblicazione online, lo so!
Mi sono concessa una pausa estiva ma non mi sono dimenticata di questo appuntamento fisso. Ne ho approfittato per rivedere gli argomenti passati e pianificare i post futuri. E’ tempo di riprendere a parlare di psicologia attraverso dei piccoli video divulgativi che spero possano essere utili a chi mi legge, mi guarda e mi ascolta.
L’estate ci ha salutato e ci stiamo addentrando nell’autunno e quale migliore stagione per ricominciare a parlare di emozioni? Questa stagione con i suoi cambiamenti, le sue trasformazioni, i suoi colori mi ricorda molto l’alternanza e la varietà di emozioni che proviamo.
Così voglio riprendere i nostri appuntamenti settimanali partendo proprio dall’argomento emozioni e in particolare dai miti che ruotano intorno ad esse.
Godetevi questo video introduttivo e come sempre….restate connessi!!!
Pregiudizio 6: “E’ impossibile risolvere i problemi concreti parlando!”
Salve a tutti, continuo a parlarvi dei pregiudizi sullo psicologo. Oggi vediamo il pregiudizio n.6: E’ impossibile risolvere i problemi concreti parlando!”
Quando ad una persona si presenta un problema di solito si trova di fronte a due possibilità:
1. provare a risolverlo da sola con i suoi mezzi;
2. provare a chiedere aiuto a qualcuno.
Se si prende la seconda strada significa che si parla con qualcuno, si spiega il problema e ci si confronta per trovare insieme una soluzione. In questo caso entra in gioco la comunicazione, lo scambio verbale, il colloquio che è anche lo strumento principale dello psicologo per affrontare i problemi che i pazienti presentano.
Perché allora rivolgersi ad uno psicologo per un problema quando osso parlarne con chiunque?
La differenza consiste nel modo con cui lo psicologo utilizza il colloquio e nel modo che ha di relazionarsi al paziente.
Lo psicologo è formato per utilizzare il colloquio come strumento di indagine e di valutazione finalizzato a raccogliere tutte le informazioni utili per comprendere e aiutare una persona. Lo psicologo ha competenze ed esperienza per usare il colloquio come forma di conoscenza dell’altro. Pone tutta la sua attenzione attraverso un ascolto attivo e si pone in modo obiettivo, privo di giudizio e valutazioni in quanto non coinvolto a livello relazionale col paziente. Partecipa empaticamente al vissuto emotivo del paziente nei confronti del problema e mantiene una modalità relazionale assertiva. Dopo aver raccolto tutte le informazioni prova col paziente a formulare delle ipotesi sul problema, integrando la sua esperienza e le conoscenze in campo scientifico. La finalità sarà quella di giungere ad una migliore comprensione dei bisogni e delle motivazioni della persona e del loro possibile collegamento con il problema presentato. Sostiene infine il paziente nella ricerca di soluzioni efficaci per la risoluzione del suo problema.
Insomma rivolgersi ad uno psicologo per risolvere un problema risulta una buona scelta per le sue conoscenze, le sue capacità di analisi, la sua obiettività e il suo supporto.
Per oggi mi fermo qui ma nel mio prossimo video vi parlerò del pregiudizio n.7: “La psicoterapia dura troppo!” A presto e restate connessi!!!
Pregiudizio 5: “Nessuno può capire il mio dolore!”
Salve a tutti, continuiamo a sfatare pregiudizi sullo psicologo. Oggi ci concentriamo sul pregiudizio n. 5: “Nessuno può capire il mio dolore!”
Sarebbe utile capire quali sono i motivi che portano ad una simile convinzione. Forse chi la pensa così non ha trovato qualcuno veramente capace di ascoltare ed aiutare o forse crede di avere un problema troppo grande o irrisolvibile. A volte le persone credono che solo chi ha avuto esperienza diretta di un certo problema o patologia sappia come affrontarlo. Ma se ciò fosse vero, facendo un parallelo con la professione medica, un dottore dovrebbe aver provato tutte le malattie esistenti per poterle curare? Capirete che non è possibile.
Credo che alla base di tale convinzione ci sia un problema di fiducia dovuto forse alla scarsa informazione sul ruolo dello psicologo. Se questo è il problema, al giorno d’oggi è facilmente risolvibile:
cercate di reperireinformazioni sul ruolo dello psicologo in generale e sullo specifico professionista al quale vi volete rivolgere. Con i vari mezzi di oggi ciò risulta abbastanza facile;
provate a fidarvi e affidarvi come si fareste con qualsiasi altro professionista, medico, avvocato…
Potete informarvi bene sulla formazione, l’esperienza, l’orientamento teorico dello psicologo a cui vi rivolgete e quando lo conoscete di persona, potete osservare con attenzione le sue capacità di ascolto, di empatia, di analisi e condivisione del problema, di aiuto e supporto. Se la prima impressione risulta positiva mettete da parte il pregiudizio e provate a mettervi in gioco. Solo dando fiducia si potrà costruire una relazione terapeutica efficace.
Finchè resterete trincerati dietro le vostre convinzioni non permetterete a nessuno, neanche alla persona più volenterosa, di avvicinarsi e aiutarvi.
Per oggi mi fermo qui ma nel prossimo video vi parlerò del pregiudizio n.6: “E’ impossibile risolvere problemi concreti solo parlando!”
PREGIUDIZIO 4: “Io sono fatto così, cambiare è impossibile!”
Salve a tutti, continuo a parlarvi dei pregiudizi sullo psicologo e oggi sfatiamo il quarto pregiudizio: “Io sono fatto così, cambiare è impossibile!”
Se tutti noi cambiamo continuamente: cambiamo modo di pensare, cambiamo i nostri sentimenti, cambiamo comportamento, cambiamo amici e partner, cambiamo progetti e stili di vita perché alcune persone sono convinte e affermano di non poter cambiare?
Cominciamo col definire che cos’è il cambiamento. Il cambiamento è la normale risposta con cui un sistema vivente supera gli ostacoli che un ambiente pone al raggiungimento dei propri scopi. Cambiare quindi ci permette di adattarci meglio al contesto in cui viviamo e di raggiungere i nostri scopi ed è una capacità insita in ogni essere umano e fondamentale per la sopravvivenza.
Acclarato quindi che si può cambiare ed è un bene per tutti noi, è possibile che chi è convinto del contrario in realtà abbia qualche difficoltà a cambiare: in psicologia si parla diresistenza al cambiamento. Cerchiamo di capirne i motivi che posso essere diversi:
Scarsa consapevolezza di sé per cui una persona non si rende conto che potrebbe cambiare oppure che già sta cambiando ma percepisce solo confusione e senso di non appartenenza alla vita che conduce;
Paura del cambiamento per proteggere la propria identità e difficoltà ad assumersi i rischi perché spesso cambiare significa buttarsi in qualcosa di nuovo e ignoto;
Sfiducia e pessimismo verso sé stessi e le proprie capacità rispetto alla possibilità di cambiare;
Senso di colpa per cui non ci si ritiene di avere il diritto di cambiare;
Attribuzione esterna di tutto ciò che accade per cui si è convinti che siano gli altri o l’ambiente a dover cambiare.
Questi motivi ci fanno capire che non tutte le persone sono aperte al cambiamento e a volte vanno aiutate e sostenute in questo. Spero, con questo breve video, che il cambiamento possa ora essere visto come qualcosa di possibile e di positivo.
Ci rivediamo la prossima settimana con un nuovo pregiudizio da confutare, il pregiudizio n.5: “Nessuno può capire il mio dolore!” A presto e restate connessi!!!
Pregiudizio 3: “Lo psicologo potrebbe manipolare la mia mente!”
Salve a tutti, continuo i miei video per sfatare pregiudizi sullo psicologo. Oggi ci concentriamo sul pregiudizio n.3: “Lo psicologo potrebbe manipolare la mia mente!”
Consideriamo alcuni aspetti che possono aiutarci a dare una risposta.
Lo psicologo non può prescrivere e somministrare farmaci perché non è un medico e non è abilitato a farlo. Di conseguenza non può utilizzare farmaci che possano indurre un qualche stato alterato di coscienza. Una seduta da uno psicologo dovrebbe essere svolta nella piena consapevolezza del paziente.
L’ipnosi è tecnica terapeutica sulla quale a volte aleggia del mistero, tanto che alcune persone credono comporti una perdita di coscienza, occasione per il terapeuta di controllare la mente del paziente. In realtà non è così, si tratta di una tecnica che necessita di una formazione specifica e che si basa su un’esperienza di trance in cui la personalità, la volontà e i principi morali della persona non possono essere modificati.
Lo strumento principale utilizzato dagli psicologi per svolgere il proprio lavoro è il colloquio psicologico. Il colloquio è uno strumento di conoscenza che utilizza la comunicazione allo scopo di raccogliere informazioni con fini di ricerca, di diagnosi o di trattamento. Il colloquio tra uno psicologo e colui che lo consulta può avvenire solo se c’è una motivazione e un interesse autentici da parte di entrambi.
Lo scopo principale dello psicologo è fare domande, di solito molte domande, che guidino il paziente alla scoperta di sé stesso e lo aiutino a trovare da sé la soluzione ai propri problemi. Non consiste nel dare delle istruzioni al paziente su come si deve sentire, o cosa deve pensare o come deve agire.
Concludendo, col solo uso della parola credo ci siano davvero poche possibilità per uno psicologo di manipolare la mente di un paziente, oltre al fatto che rischierebbe la radiazione per un simile comportamento. Per oggi quindi mi fermo qui ma la prossima settimana ci rivediamo con il pregiudizio n.4: “Io sono fatto così, non posso cambiare!”
nei miei precedenti video vi ho parlato delle figure professionali dello psicologo e dello psicoterapeuta. Oggi vorrei spiegare il ruolo dello psicologo/psicoterapeuta che si occupa di infanzia e adolescenza.
Qualcuno potrebbe pensare che non ci sia alcuna differenza ma in realtà non è così.
Partiamo da una prima grande differenza: un adulto sceglie di rivolgersi ad uno psicologo perché si rende conto di avere un problema o un disturbo e vuole chiedere aiuto perché da solo non riesce a risolverlo; un bambino/adolescente viene portato dallo psicologo dai suoi genitori perché loro credono che abbia un problema o un disturbo e cercano aiuto per lui. L’adulto è consapevole del suo problema e vuole occuparsene, il bambino/adolescente non sempre è consapevole di avere un problema/disturbo e non sempre è disponibile a risolverlo, a volte è solo costretto dai genitori. Un adulto quando sceglie di rivolgersi ad uno psicologo/psicoterapeuta, ha una certa idea di cosa lo aspetterà mentre a volte un bambino/adolescente non ha idea di chi sia lo psicologo e cosa faccia.
A seguito di queste differenze è facile supporre quanto possa cambiare l’approccio di uno psicologo/psicoterapeuta che si occupa di infanzia e adolescenza. Di seguito vi elenco alcune strategie che lo psicologo/psicoterapeuta dell’età evolutiva tiene sempre presenti:
dedicare del tempo per dare delle informazioni di base circa il proprio ruolo, il setting di lavoro, il metodo utilizzato, i tempi e così via;
creare un ambiente accogliente e sereno;
comunicare con chiarezza, semplicità e con un linguaggio consono all’età del minore;
prendersi tutto il tempo necessario per conoscere il bambino/adolescente, farsi conoscere e per costruire una relazione di fiducia.
Le differenze di cui abbiamo parlato in precedenza potrebbero diventare un ostacolo per la relazione terapeutica per questo è importante dedicare molto tempo e attenzione a questi aspetti che vi ho elencato.
Per oggi mi fermo qui ma nel mio prossimo video vi parlerò di qualche altra differenza tra uno psicologo/psicoterapeuta che si occupa di età adulta e uno che si occupa di età evolutiva. A presto allora e restate connessi!!!
Salve a tutti, in questo video e nei prossimi cercherò di fare chiarezza sui ruoli delle diverse figure professionali che ruotano intorno alla medicina e alla psicologia: lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra. Oggi vi parlerò dello psicoterapeuta e delle differenze con lo psicologo.
La definizione ufficiale di psicoterapeuta è la seguente: è un professionista sanitario (psicologo o medico) che ha conseguito una laurea quinquennale in medicina o psicologia, ha svolto un tirocinio, è stato abilitato alla professione medica o psicologica, è iscritto all’albo dei medici o degli psicologi, ha conseguito un’ulteriore specializzazione quadriennale in psicoterapia presso una scuola riconosciuta dal MIUR ed è abilitato alla psicoterapia con un’ulteriore iscrizione al proprio albo professionale.
Si occupa in particolare di diagnosi e cura di disturbi psicopatologici, disagi emotivi e relazionali. L’obiettivo è favorire il cambiamento attraverso la remissione dei sintomi, la risoluzione dei problemi e lo sviluppo del benessere personale.
Utilizza diversi approcci terapeutici secondo la propria formazione, ad esempio cognitivo-comportamentale e diverse tecniche come il colloquio clinico.
Rivolge i suoi servizi a individui, coppie, famiglie, gruppi e comunità e può esercitare la sua professione presso studi privati, ASL, ospedali o centri clinici convenzionati.
Se vi ricordate il mio post precedente sul ruolo dello psicologo vi sarete resi conto delle differenze che ci sono con lo psicoterapeuta. Quest’ultimo infatti ha conseguito una formazione molto più lunga e specialistica che gli premette di trattare la psicopatologia e i diversi disturbi mentali come disturbi d’ansia, depressione, disturbi psicotici, disturbi di personalità e così via. Lo psicologo invece si occupa di prevenzione, diagnosi e sostegno, ma non di psicoterapia.
Spero di avervi dato delle informazioni chiare ed esaustive sul ruolo dello psicoterapeuta. Nel mio prossimo post vi parlerò dello psichiatra. A presto allora e restate connessi!!!
oggi vi propongo l’ultimo stralcio della mia intervista sul disturbo ossessivo compulsivo dove parlo della terapia e della tecnica più efficaci per il trattamento.
La terapia cognitivo comportamentale secondo le ricerche di evidence based medicine risulta al momento il tipo di trattamento più efficace per il DOC pertanto in maniera molto sintetica vi spiego di cosa si tratta.
La terapia cognitivo comportamentale si basa sull’assunto che esista una complessa relazione tra emozioni, pensieri e comportamenti e che i problemi emotivi non siano dovuti agli eventi vissuti dal paziente ma alla sua rappresentazione soggettiva e distorta della realtà e alle credenze disfunzionali, spesso inconsapevoli che si mantengono nel tempo.
Il termine “cognitivo” fa riferimento a tutto ciò che accade internamente alla mente (processi mentali come pensiero, ragionamento, attenzione, memoria…). La terapia cognitiva aiuta ad individuare certi pensieri ricorrenti, schemi fissi di ragionamento e di interpretazione della realtà, che sono concomitanti alle forti e persistenti emozioni problematiche e aiuta a correggerli e ad integrarli con altri pensieri più realistici, o, comunque, più funzionali al proprio benessere.
Il termine “comportamentale” fa riferimento invece ai comportamenti manifesti da parte del soggetto. La terapia comportamentale aiuta a modificare la relazione fra le situazioni che creano difficoltà e le abituali reazioni emotive e comportamentali che la persona mette in atto in tali circostanze.
Tra le varie tecniche utilizzate all’interno di questo approccio terapeutico, una è risultata di prima scelta e pertanto viene consigliata per il trattamento del DOC: l’Esposizione e Prevenzione della Risposta (ERP). Questa tecnica combina l’esposizione graduale a stimoli temuti (ossessioni) che generano emozioni sgradevoli come ansia, angoscia e/o colpa nel paziente, con il blocco dei comportamenti compulsivi abituali, insegnando al paziente a tollerare le emozioni e dimostrando che diminuiscono spontaneamente senza i rituali, interrompendo così il ciclo ossessione-compulsione e migliorando la gestione emotiva.
Per oggi mi fermo qui ma se volete saperne di più potete contattarmi. Ci rivediamo la prossima settimana con un nuovo video sempre sul tema dell’ansia. A presto e………restate connessi!!!
Salve a tutti e bentornati dopo la pausa per le festività natalizie.
Come promesso riprendiamo i video sul tema dell’ansia. Prima delle feste avevamo cominciato a parlare del disturbo ossessivo compulsivo. Oggi vi propongo uno stralcio di una mia vecchia intervista in cui vi spiego come riconoscere se si è affetti dal DOC e cosa fare nell’eventualità.
Come si può capire se si è affetti da DOC?
Se ricordate dai miei post precedenti, ossessioni e compulsioni sono le caratteristiche principali di questo disturbo. Pensieri intrusivi come “Avrò chiuso il gas o la porta di casa?!” sono comuni a tutti, così come può capitare a chiunque di ripercorrere mentalmente le proprie azione o tornare a controllare. La differenza tra chi soffre di DOC e chi no è che ne soffre viene colpito da emozioni come ansia, angoscia, colpa molto intense all’idea di poter essere responsabili di un evento catastrofico e di conseguenza passano molto tempo, fino a diverse ore della giornata, cercando di risolvere i propri dubbi e facendo controlli ripetuti.
Ne potete dedurre che le forti emozioni e la quantità di tempo speso tra ossessioni e compulsioni possono essere indicatori utili per ipotizzare un DOC.
Che fare allora se si pensa di soffrire di DOC?
Per prima cosa ci si può rivolgere ad uno psicologo/psicoterapeuta che possa fare una valutazione diagnostica e confermare o meno il disturbo. Nel caso la diagnosi dovesse essere confermata può essere utile intraprendere un percorso di psicoterapia e/o una terapia farmacologica rivolgendosi ad un medico/psichiatra.
Al momento l’approccio terapeutico che risulta più efficace per il trattamento del DOC e la psicoterapia cognitivo comportamentale ma di questa vi parlerò meglio nel mio prossimo video. A presto allora e ….restate connessi!!!
come sapete cerco sempre di tenervi aggiornati rispetto al Bonus Psicologo in modo che chi ne avesse fatto richiesta possa essere informato tempestivamente sui passi da fare per poterne usufruire.
L’INPS ha pubblicato nell’area riservata le graduatorie definitive dei beneficiari del Bonus Psicologo 2025, suddivise per Regioni, ma per poterne usufruire è importante tener presente alcune scadenze importanti:
I beneficiari potranno cominciare ad utilizzare il contributo a partire dal 5 dicembre 2025 e hanno a disposizione 270 giorni per esaurire il credito.
Chi non effettua almeno una seduta entro 60 giorni dalla pubblicazione della graduatoria decade dal beneficio (che verrà assegnato a qualcun altro scorrendo la graduatoria).
Il/la professionista a cui ci si sarà rivolti dovrà confermare tempestivamente la prima seduta.
Si potrà iniziare un percorso di psicoterapia solo con i professionisti iscritti negli elenchi dell’INPS. A tal proposito vi informo che sono una psicoterapeuta aderente al Bonus Psicologo e che sono iscritta nella lista dei professionisti per la regione Veneto. Se aveste necessità potete quindi contattarmi per avere maggiori informazioni o per prenotare la prima seduta.
Vi ricordo che il rimborso (fino a 50 € a seduta) viene erogato direttamente al/alla professionista secondo le modalità indicate e non ai beneficiari.
Vi lascio in sovraimpressione il link dove potrete consultare nell’area riservata le graduatorie: www.inps.it
Spero che queste informazioni vi possano essere utili. Noi ci rivediamo presto con i consueti video sul tema dell’ansia e nel frattempo ….. restate connessi!!!