Adolescenza e sessualità: l’identità di genere.

Come promesso pubblico uno stralcio di video che parla dell’identità di genere e degli stereotipi connessi, dalla nascita all’età adulta. Questo video si connette al mio precedente post sull’identità di genere che vi invito a leggere se non l’avete già fatto.

Credo possa essere un buon spunto di riflessione su quanto la famiglia, la società e la cultura di appartenenza possono influenzare e a volte condizionare lo sviluppo naturale della propria identità. Buona visione.

* Il video originale è stato creato da generazionedisadattata.altervista.org ed è pubblicato sul canale youtube.

3 possibili conseguenze dell’uso delle nuove tecnologie sui nativi digitali.

Riflessioni sulla puntata del 15/10/2018 di Presa Diretta: Iperconnessi!

Viviamo nell’era digitale e siamo costantemente connessi alla rete attraverso l’uso dei devices: smartphone, tablet e pc. E’ un fenomeno generalizzato e inarrestabile oramai, ma ci siamo mai fermati a riflettere seriamente sull’impatto che ha questo nuovo stile di vita, in particolare sui giovani d’oggi, quelli che vengono definiti i nativi digitali?

Sabato scorso mi sono imbattuta in una interessante inchiesta di Presa Diretta sulle conseguenze dell’uso delle nuove tecnologie. Consiglio a tutti di vedere l’intera puntata per capire le conseguenze di questo fenomeno sul funzionamento del nostro cervello. Tuttavia ho deciso di proporvi solo un breve passaggio dell’intero video per riflettere con voi su cosa sta accadendo ai giovani di oggi.

Nell’intervista parlano un’insegnante di un liceo e, a seguire, una scrittrice che ha studiato il fenomeno nelle nuove generazioni. Se penso ai giovani con cui mi rapporto nell’ambito della mia professione, mio malgrado devo concordare con quanto raccontano. Quando lavoro a scuola con questa fascia d’età mi scontro con le stesse difficoltà: problemi di lettura, scrittura, comprensione del testo e non sto parlando di ragazzi con disturbi dell’apprendimento, ma di ragazzi normali.

Quando chiedo agli alunni di leggere un testo, la prima lamentela riguarda la lunghezza, anche se il testo non supera una facciata. Poi quando leggono, la lettura spesso risulta lenta, stentata, piena di errori. Già da questo si può capire che non sono abituati a leggere. Se chiedo quale sia la lettura preferita di solito la risposta è: nessuna. Non leggono. Ora non voglio sostenere che quando ero ragazza io si leggessero carrettate di libri, anzi. Credo che in ogni epoca siano rari i ragazzi che si appassionano alla lettura. Quando ero giovane si preferiva uscire a giocare con gli amici, oggi i ragazzi preferiscono chattare e navigare nella rete. Tuttavia qualcosa all’epoca mia si leggeva, fossero anche solo fumetti e libri per ragazzi e poi c’era la scuola che ti obbligava a leggere dei libri. La didattica scolastica contemporanea è cambiata e solo in qualche caso ho incontrato insegnanti che chiedono ancora la lettura di libri per intero. Molto più spesso gli alunni leggono solo brani o stralci di un testo. La didattica scolastica è diventata smart?

La scrittura: concordo sul fatto che ormai pochissimi scrivono usando il corsivo e la calligrafia, detta anche bella grafia, è rara. La punteggiatura non esiste e spesso vengono usati simboli o parole contratte nello stile dei messaggi, come ad esempio xkè, xò, cmq…. Non parlo neanche degli errori di ortografia. Leggere un testo scritto in questo modo diventa un’impresa estenuante per quanto tempo ci devi mettere a decifrarlo e a comprenderlo. Ogniqualvolta ho fatto notare ad un ragazzo la mia difficoltà nel leggere e comprendere un suo testo, sono stata guardata come un aliena e come se fosse colpa mia che non capivo. E’ come se questi ragazzi dessero per scontato che l’interlocutore li capisca e che quindi non sia necessario porsi il problema e impegnarsi per farsi capire.

La comprensione del testo credo sia la parte più deficitaria, tra tutte. Acquisire delle informazioni tramite ascolto o lettura, elaborarle e riuscire poi a riprodurle in un discorso di senso compiuto per molti sembra un compito estremamente difficile. Se l’attenzione dura ormai lo spazio di meno di un minuto è logico che le informazioni saranno scarse e frammentate ed è altrettanto logico che la riproduzione di quanto appreso si trasformi o nella sintesi, della sintesi, della sintesi di ciò che era in origine oppure in qualcosa di inventato perché integrato con altre informazioni presenti nella testa dei ragazzi. Il punto è che nessuno di questi esiti è buono. Non si può ridurre tutto ad un twitter o ad una fake news.

E vi siete chiesti cosa resta di queste informazioni in memoria? E sapete a cosa serve la memoria? Di questo ulteriore passaggio potrebbe essere utile riparlarne in maniera più approfondita. Per ora vi lascio riflettere sui 3 aspetti appena descritti, che mi sembra già molto. Non voglio lasciarvi con un’aria di pessimismo su questo argomento, perciò vi informo che ci sono tantissime ricerche in atto e che moltissimi esperti, tra medici, neuroscienziati, filosofi, psicologi e anche altri professionisti, si stanno adoperando per comprendere questo recente fenomeno e trovare delle soluzioni. Nel frattempo anche noi nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa per limitare i danni: possiamo informarci sulle conseguenze dell’uso dei dispositivi tecnologici, possiamo cercare di ridurre per quanto possiamo il tempo di esposizione ad essi, possiamo dedicarci ad attività alternative che ci consentano tempi più lenti e rilassati e che sviluppino capacità diverse del nostro cervello.

Al via il Campus Estivo FUORI CONTROLLO!

Sono aperte le iscrizioni al Campus Estivo FUORI CONTROLLO  a cura della dr.ssa Michela Pinton.

Si terrà la prima settimana di Luglio 2018 presso i Centri Estivi CUS di Padova.

Per informazioni e aggiornamenti potete contattarci o seguire la pagina fb dedicata.

Stay tuned!

locandina Campus Estivo FUORI CONTROLLO

Come gestire un bambino ADHD in classe?!

7 CONSIGLI UTILI PER GLI INSEGNANTI.

insegnante a scuola

Il dott. Russel Barkley, nell’ambito della sua relazione al Convegno Internazionale sull’ADHD, ha voluto dare alcune indicazioni agli insegnanti che si trovano in classe bambini con un Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività, in modo che possano comprendere maggiormente questo disturbo e pianificare in modo adeguato il loro lavoro.
Ecco quindi elencati i 7 principi proposti dal dott. Barkley:

1. Prima di tutto è importante capire che l’ADHD è un disturbo della regolazione delle funzioni esecutive, ossia un disturbo dello sviluppo neuro-biologico e quindi và considerato come una disabilità permanente, non una scelta del bambino di comportarsi male. Se sì comprende questo principio allora ci si potrà attivare per operare tutti gli aggiustamenti necessari per compensare la disabilità del bambino. Da questo primo principio derivano i successivi.
2. L’ADHD interferisce con l’autoconsapevolezza, cioè il bambino non si rende conto di quello che sta facendo. Quando perde il controllo è quindi importante che sia l’insegnante a fermarlo e aiutarlo a diventare consapevole più di sé chiedendogli di descrivere cosa sta facendo e sentendo. Può essere utile creare dei report con elencati diversi comportamenti che il bambino può compilare alla fine di ogni lezione o giornata per valutare come si è comportato. Quando invece è riuscito ad eseguire un compito o una richiesta è molto utile filmarlo per poi mostrargli come si è comportato e rinforzare positivamente il suo comportamento in modo che lo possa ripetere.
3. Il bambino con ADHD ha difficoltà ad inibire certi comportamenti, può quindi essere utile concordare con lui un suggerimento o un gesto che gli faccia capire di fermarsi e guardarsi intorno molto attentamente. Un esempio in tal senso è la tecnica della tartaruga. Quando l’insegnante dice la parola tartaruga il bambino deve comportarsi come una tartaruga, quindi ritrarre le zampe dentro il guscio, guardarsi bene intorno, osservando lentamente e attentamente cosa succede nell’ambiente e pensare bene cosa deve fare.
4. L’ADHD è una disfunzione della memoria di lavoro perciò dobbiamo aiutare il bambino a ricordare le cose che gli abbiamo chiesto utilizzando ad esempio liste, post-it, calendari o segnali convenzionali. Non sembra essere molto utile la tecnologia, come gli smartphone, perché il bambino o il ragazzo con adhd tendono a dimenticarli, a dimenticarsi di ricaricarli, a dimenticarsi di impostarli. Sono molto più utili gli strumenti materiali, oggetti fisici come quelli sopra elencati.
5. Chi soffre di ADHD ha molte difficoltà nell’automotivazione, per questo motivo spesso si annoia o non si interessa ad un compito. E’ necessario quindi rendere la motivazione fisica e reale, trovare un premio tangibile e interessante che motivi il bambino ad eseguire le nostre istruzioni.
6. Il bambino con ADHD non sa regolare le sue emozioni che possono quindi essere molto forti e provocare reazioni impulsive e inappropriate. Può essere utile in questo caso trovare uno spazio tranquillo dove il bambino possa calmarsi e concordare delle autoistruzioni che possa ripetere a sé stesso per calmarsi. Anche in questo caso fare un video al bambino quando riesce a calmarsi e mostrarglielo sottolineando la sua bravura, può essere un rinforzo positivo perché ripeta quello stesso comportamento anche in altre occasioni.
7. Chi soffre di ADHD non sa pianificare e risolvere i problemi perché non sa manipolare le informazioni. Il problem solving di solito si basa su un gioco mentale ma se riusciamo a trasformare questo gioco in qualcosa di fisico e concreto, per esempio usando degli oggetti come delle biglie colorate, allora ci può riuscire.

Spero che queste poche indicazioni possano essere utili a chi a scuola si occupa di bambini o ragazzi con ADHD. Lo scopo principale è far conoscere bene questo disturbo perché se lo si comprende per quello che è allora si può aprire la strada alle soluzioni giuste.

A cura del dott. Russell A. Barkley, Ph.D. intervenuto al Convegno Internazionale “ADHD e Disturbi Dirompenti del Comportamento”.

Il Dott. Brakley è un’autorità riconosciuta nel campo del Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività nei banbini e negli adulti. Ha dedicato la sua carriera a diffondere informazioni scientifiche sull’ADHD. E’ un professore di psichiatria del Centro per il trattamento dei bambini della Virginia e del Centro medico universitario dell Virginia.

Esiti del Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) nel corso della vita

Le compromissioni dell’ADHD nei vari ambiti di vita di una persona, in età adolescenziale e in età adulta, sono molte, severe e molto invalidanti. Per questo motivo è essenziale non interrompere il trattamento farmacologico e psicoterapico quando il paziente arriva all’adolescenza o all’età adulta.
Il dott. Barkley ha tracciato una panoramica degli esiti nel corso della vita causati dall’interruzione del trattamento per i pazienti con ADHD in vari settori di vita.

Esiti nel settore educativo
Chi soffre di adhd và incontro a molti problemi nella carriera scolastica. Tra i più importanti ci sono: risultati scolastici più bassi, abbandono della scuola prematuro, limitate possibilità nel lavoro futuro.

Esiti nel lavoro
Le persone con adhd rischiano di non trovare lavoro o di essere licenziate perché sono scarsamente produttive. Cambiano spesso lavoro e non raggiungono risultati professionali come gli altri. Guadagnano complessivamente di meno e tendono a dilapidare ciò che guadagnano.

Rischi nella guida
Le persone con adhd hanno riflessi più lenti, meno autocontrollo e tendono di più al rischio nella guida, per esempio perché bevono, usano il cellulare guidando oppure superano i limiti di velocità, perciò hanno più incidenti stradali della media, anche mortali.

Condotte antisociali
Chi soffre di adhd manifesta alti livelli di aggressività e può commettere risse, furti e altri reati che possono condurre al carcere. Inoltre possono far uso di sostanze e spacciare.

Altri aspetti sociali
Le persone con adhd hanno meno amici e le loro relazioni interpersonali hanno una durata più breve. Vanno incontro a tradimenti, divorzi e separazioni più spesso degli altri. Hanno più difficoltà ad occuparsi dei figli e soffrono spesso di stress parentale.

Problemi di salute
Chi soffre di adhd tende ad avere uno stile di vita che può compromettere la salute, per esempio una alimentazione non corretta che porta all’obesità, uso di alcol e sostanze stupefacenti, dipendenza da internet che porta alla sedentarietà ed isolamento. Possono anche trascurare l’igiene personale e la cura di sé. Possono ammalarsi più spesso e possono avere più incidenti e infortuni rispetto agli altri per la loro disattenzione. Il tasso di mortalità precoce di queste persone è più alto della media.

Sessualità problematica
Chi soffre di adhd ha più frequentemente disturbi sessuali, rapporti precoci non protetti con rischio di gravidanze e malattie sessualmente trasmissibili, rapporti occasionali sulla spinta dell’impulsività.

La descrizione di questi esiti non ha lo scopo di spaventare o dare un’immagine catastrofica di questa psicopatologia ma di far capire che l’adhd è un disturbo dello sviluppo neuro-biologico e quindi deve essere considerato come una disabilità permanente che bisogna imparare ad accettare e con cui si deve convivere per tutta la vita anche quando vi è una remissione dei sintomi. E’ molto importante proseguire nel tempo il trattamento sia farmacologico che psicoterapeutico per evitare le compromissioni sopra elencate. Fortunatamente questo disturbo è tra i più conosciuti e studiati, tra i più trattabili e con trattamenti tra i più efficaci. Esistono protocolli e linee guida per il trattamento dell’adhd riconosciuti a livello mondiale.

Riassunto dell’intervento al Convegno Internazionale “ADHD e Disturbi Dirompenti del Comportamento” del dott. Russell A. Barkley.

dott. Barkley Russell

Il dott. Barkley è un’autorità riconosciuta nel campo del disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività nei bambini e negli adulti. Ha dedicato la sua carriera a diffondere informazioni scientifiche sull’adhd. E’ un professore di psichiatria del Centro per il trattamento dei bambini della Virginia e del Centro medico universitario della Virginia.