METACOGNIZIONE E VIOLENZA DOMESTICA NELLE RELAZIONI AFFETTIVE

congresso violenza domestica

Il 10 Aprile presso la sala consigliare del Comune di Soave ho parlato di violenza domestica nelle relazioni affettive. Di seguito in sintesi un breve estratto dell’intervento con le informazioni più salienti ed il modello di trattamento proposto:

La violenza domestica ha un impatto sociale, psicologico ed economico significativo e pervasivo. Si definisce violenza domestica un pattern di comportamenti che una persona agisce all’interno di una relazione affettiva per controllare e dominare l’altro partner incutendo paura e limitandone la libertà personale. In Italia circa 1 donna su 3 tra i 16 ed i 70 anni riferisce di aver subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale nell’arco della propria vita. I partner attuali o ex partner commettono le violenze più gravi, il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente. Nella comunità internazionale il 38% delle donne uccise lo sono per mano del proprio compagno. L’intervento psicoterapeutico ha bisogno di considerare l’eventuale presenza di disturbi e/o tratti di personalità, in particolare alcuni tratti relativi a disinibizione, antagonismo e distacco sono positivamente associati a questa tipologia di offenders. Inoltre essere di giovane età e avere un disturbo correlato all’uso di alcol oppure la presenza di disturbo di personalità aumenta la probabilità di agire violenza all’interno della coppia. (Misso, Dimaggio & Schweitzer, 2017).

Molti uomini agiscono la violenza domestica in modo impulsivo reagendo ad emozioni dolorose che non sanno nominare e di conseguenza poi regolare. Inoltre si trovano ad agire nelle relazioni con la partner guidati da schemi interpersonali che non sanno riconoscere. Promuovere la Metacognizione è uno degli obiettivi della Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI, Dimaggio G., Popolo R. et al 2013) per favorire l’interruzione del comportamento violento e la promozione del cambiamento. In particolare lo scopo del modello TMI è di elicitare fin dall’inizio gli episodi narrativi di violenza domestica per focalizzare l’intervento sugli antecedenti dell’aggressività che nella formulazione condivisa del funzionamento collochiamo nella risposta del sè alla risposta dell’altro. Ad esempio: “Desidero essere apprezzato/stimato, la partner mi critica e mi svaluta – mi sento umiliato, schiacciato/sottomesso (risposta del sè) – reagisco con rabbia e la attacco”. A partire poi dalla formulazione condivisa del funzionamento si procede con due tipi di interventi, il primo intervento ha lo scopo di favorire possibili connessioni con lo schema emerso per lavorare sulla differenziazione tra gli schemi interni e la realtà esterna, il secondo ha lo scopo di lavorare sulla regolazione dello stato emotivo attivato dalla risposta dell’altro cercando di promuovere alternative all’aggressione per lenire lo stato affettivo doloroso.

 

 

 

“Antifragilità”: il superamento del concetto di resilienza

Leggendo il saggio Antifragile di N.N.Taleb (ed. il Saggiatore 2013) mi sono imbattuto nel concetto di “Antifragilità”. Sappiamo che la nostra incapacità di comprendere a fondo i fenomeni umani e naturali ci espone al rischio degli eventi inaspettati, tuttavia l’incertezza non è solo una fonte di pericoli da cui difendersi ma possiamo trarre vantaggio dal disordine e persino dagli errori ed essere quindi antifragili. “Antifragilità” è un concetto che non vuole negare alle persone la possibilità di essere fragili e che esserlo sia sbagliato. Al contrario per “Antifragilità” Taleb intende la capacità delle persone di resistere agli errori e agli eventi inaspettati con la spinta a trarre vantaggio dagli scossoni, le persone prosperano quando sono esposte a fattori di stress. Concetto che si avvicina al significato di resilienza, tuttavia spiega Taleb, ciò che è resiliente resiste agli shock, l’antifragile migliora e trae profitto dalla casualità e dalle esperienze dolorose. Il concetto fondamentale è che il nostro corpo e la nostra psiche prosperano con una certa dose di fattori di stress e volatilità. “Se trascorressimo un mese a letto ci verrebbe un ‘atrofia muscolare – spiega Taleb – allo stesso modo quando sono privati dei fattori di stress, i sistemi complessi ne escono indeboliti”. A partire da queste considerazioni la persona “antifragile” ci insegna ad amare il caso e l’incertezza, ad amare l’errore o certi tipi di errori perchè l’evitamento dei fattori di stress paradossalmente ci rende più fragili e meno robusti: con la giusta quantità di stress e disordine tutto ciò che viene dal basso (bottom-up) fiorisce…(tratto da Antifragile di Nicolas Nassim Taleb)

 

Mens sana in corpore sano!

OVVERO QUANDO LE ENODRFINE MIGLIORANO IL NOSTRO BENESSERE FISICO MA ANCHE MENTALE.

vivicittà padova 2018

Ieri ho partecipato con degli amici ad una marcia non competitiva nella mia città e questa occasione mi ha dato lo spunto per parlarvi di come lo sport faccia bene non solo alla nostra salute fisica ma anche a quella mentale.

Lo sappiamo tutti che fare sport fa bene alla salute, no?!
Ce lo ripetono tutti da tempo: medici, dietologi, biologi, nutrizionisti, allenatori e chiunque si occupi di salute e benessere. E hanno ragione perchè ci sono innumerevoli ricerche mediche che lo dimostrano. Per esempio sono noti i benefici dell’attività fisica sul sistema cardio-circolatorio.
In pratica ciò che ci viene ripetuto continuamente è: se vuoi essere in salute fai una dieta equilibrata, fai esercizio fisico regolare e niente vizi e stra-vizi!!!

Bene, assodato che lo sport fa bene alla salute, la mia domanda è un’altra: lo sport fa bene anche alla salute mentale? Beh, la mia risposta si racchiude in una parola sola: endorfine!

Ne avete mai sentito parlare? Probabilmente sì, ma vi spiego comunque.
Le endorfine sono delle sostanze chimiche che vengono rilasciate nel nostro cervello in particolari circostanze (poi scopriremo quali) e che hanno il potere di regolare diverse cose: il ciclo mestruale, la secrezione di altri ormoni, il controllo dell’appetito e dell’attività gastrointestinale, la termoregolazione, la regolazione del sonno e il senso di benessere ed appagamento che insorge al termine di un rapporto sessuale.
Ed è soprattutto quest’ultimo effetto che ci interessa particolarmente perché le endorfine sono dotate di una potente attività analgesica (cioè leniscono il dolore) ed eccitante.

L’aspetto più interessante per noi consiste nel fatto che le endorfine hanno la capacità di regolare l’umore. Durante situazioni particolarmente stressanti il nostro organismo rilascia endorfine che da un lato aiutano a sopportare meglio il dolore e dall’altro influiscono positivamente sullo stato d’animo. Le endorfine hanno dunque la capacità di regalarci piacere, gratificazione e felicità, aiutandoci a sopportare meglio lo stress.

Qualche riga più indietro vi ho anticipato che ci sono diversi metodi per stimolare la produzione di endorfine. Uno l’avete già capito: l’attività sessuale! Ma non solo, in generale innamorarsi e amare qualcuno aumenta la produzione di endorfine attraverso semplici comportamenti come abbracciarsi, baciarsi, accarezzarsi o il semplice fantasticare sul nostro lui o lei.
Esistono poi degli alimenti come il cioccolato nero e il peperoncino che sembrano influire nello stesso senso.

Ma non sono qui per promuovere l’assunzione di cioccolato, anche se personalmente ne faccio un discreto uso, quanto per mettervi a conoscenza del fatto che il rilascio di endorfine aumenta sensibilmente in risposta all’esercizio fisico! Ciò significa che praticare un’attività fisica a un’intensità medio-alta può produrre un miglioramento generale del tono dell’umore, una notevole riduzione delle sensazioni di ansia e di stress e un aumento della soglia di tolleranza al dolore e alla fatica. E tutti questi effetti benefici li possiamo sentire sia durante l’esercizio che dopo e per un certo tempo. Chiunque pratichi sport con regolarità lo può testimoniare.

Ma posso essere ancora più specifica perché sono state individuate le attività sportive che stimolano di più la produzione di endorfine: le attività di tipo aerobico come corsa, nuoto, aerobica e affini, ciclismo, acquagym e hydrobike e così via. Scegliete quindi quella che più vi piace ma ricordatevi che l’efficacia maggiore si ottiene se l’attività sportiva è fatta di esercizi ritmici e ripetitivi, viene svolta con regolarità almeno 2 o 3 volte a settimana, per non meno di mezz’ora a sessione e soprattutto ci si possa divertire!!!